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di Giuseppe Cocchia

Il territorio di Amendolara, situato fra la costa ionica e le colline che si inerpicano verso le ultime propaggini nord-orientali del Massiccio del Pollino, è delimitato a sud dalla Fiumara Avena e a nord dal Torrente Ferro. In questo territorio si trovano due siti archeologici di grande interesse: il Rione Vecchio-Santo Cavalcatore a sud e San Nicola a nord, ognuno con le relative necropoli.
I due siti sono stati al centro del dibattito storico e archeologico per chiunque si interessi dell’impatto della colonizzazione greca sul mondo indigeno dell’Italia meridionale. La porzione settentrionale del territorio compresa fra i torrenti Ferro e Straface, due corsi d’acqua dalla portata estremamente irregolare, ha visto gli alvei dei due corsi d’acqua avvicinarsi verso l’interno, a 8 km dalla costa, separati solo da uno stretto crinale collinare largo meno di 1 km. Questo luogo è stato da sempre un punto di passaggio obbligato per spostamenti di uomini e per transumanze fra il litorale e i pascoli d’alta quota del Pollino. I torrenti Ferro e Straface hanno scavato con il loro corso profondi valloni incassati fra i rilievi di conglomerati e argille, che definiscono fisicamente i limiti dell’area in esame. La storia dei due siti archeologici è ancora tutt’altro che chiara e definita nonostante anni di ricerche condotte sul campo. Tuttavia, questi siti testimoniano l’incontro e lo scambio tra la cultura greca e quella indigena dell’Italia meridionale.

In questo contesto storico-geografico Vincenzo Laviola, che alla professione di medico unì la passione per la Storia del proprio Paese e delle sue origini, ebbe in gran parte il merito della sua fondazione prima come Antiquario, poi come Museo Civico e, quindi, Museo Nazionale; tali sforzi hanno portato, a partire dall’11 giugno del 1996 all’apertura al pubblico del nuovo Museo Archeologico Nazionale.
Al Dottor Laviola si devono, infatti, le prime ricerche archeologiche, condotte insieme ad amici, studenti e contadini; recandosi spesso nel territorio di Amendolara prima per visitare gli ammalati e poi anche per esplorare e ricercare, scoprì un Abitato protostorico, uno greco-arcaico e uno romano con le relative necropoli; l’istituzione museale è partita dalla Sua raccolta privata, iniziata alla fine degli anni Cinquanta e costituita da reperti sporadici, ritrovati sul piano di campagna, nel terreno arato o durante scavi per lavori edilizi nel Centro Storico.

Dall’estate del 1967 la Collezione cominciò ad arricchirsi di prezioso materiale scientifico, costituito dai più svariati tipi di vasi d’importazione, d’imitazione e di produzione locale oltre che da reperti in bronzo e ferro, recuperati durante le annuali campagne di scavo, volute dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria e condotte dalla Professoressa Juliette de La Genière dell’Università di Lille.
Nella sua attuale configurazione, il percorso interno del Museo è estremamente semplice: l’alternarsi di pannelli e vetrine, assieme ai punti informatici in quattro lingue, “Italiano, Inglese, Francese e Tedesco”, permette ai visitatori di conoscere la Storia delle Civiltà che si sono sviluppate nelle contrade di Amendolara e dell’Alto Jonio in generale.
In tal senso, questo luogo di cultura ha una grande valenza didattica ed i suoi reperti ed illustrazioni danno la possibilità a chi lo frequenta di ammirare i manufatti di Epoca preistorica, greca, romana, medioevale e moderna.

Il Museo archeologico di Amendolara ospita una collezione di inestimabile valore che offre uno sguardo affascinante sulla storia antica. Uno dei suoi elementi distintivi è una scala modello che riproduce la planimetria della necropoli dell’Uomo Morto, comprensiva di dettagliati disegni delle tombe numerate, sia in stato chiuso che aperto, e dei reperti disposti esattamente come sono stati ritrovati durante gli scavi. Questo tipo di rappresentazione è una rarità, se non un unicum, tra i musei che si dedicano alla raccolta di oggetti di significato storico-artistico.
Particolarmente interessanti sono i pannelli espositivi che illustrano i vari stadi della lavorazione della lana, un’attività ampiamente praticata nell’antica città greco-arcaica di S. Nicola. Altri pannelli forniscono dettagli sulla coniazione delle monete e mostrano i resti e la pianta a croce libera o a quadrifoglio della Chiesa di S. Giovanni, un esempio unico in Italia e raro in Europa, di architettura di tipo armeno.

La mostra comprende i corredi funerari più significativi dei 350 presenti nella collezione, rendendo questa raccolta una rarità in Calabria. Coprendo un periodo che va dall’VIII al VI secolo a.C., questi reperti archeologici costituiscono un autentico tesoro culturale.
Il Museo di Amendolara ha attirato visitatori provenienti da diverse parti della regione, dall’Italia e da tutto il mondo, tra cui scolaresche, studiosi e appassionati di storia. Questo ha fornito a un vasto pubblico la straordinaria opportunità di esplorare una parte significativa del ricco patrimonio culturale calabrese.
Le nuove generazioni dimostrano un crescente interesse per le civiltà del passato, riconoscendo l’importanza di comprendere la storia come chiave per interpretare il presente e affrontare le sfide di un futuro incerto. In un’epoca dominata dalla cultura visiva e dalla concretezza, l’approccio ai Beni Culturali rappresenta un’esperienza affascinante e arricchente.

Riferimenti

Il Pollino Barriera naturale e crocevia di culture – Giornate internazionali di archeologia San Lorenzo Bellizzi, 16-17 aprile 2016 – a cura di CARMELO COLELLI e ANTONIO LAROCCA
Nuovo Domani Sud – Periodico di informazione politica e culturale, Reggio Calabria, 20 settembre/20 ottobre 1999
https://www.beniculturali.it/luogo/museo-archeologico-nazionale-di-amendolara Tel. +39 0981 911329
Mail: pa-sibari@cultura.gov.it   pa-sibari@pec.cultura.gov.it

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