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10 ottobre 2023 - 28 gennaio 2024 Palazzo Esposizioni Roma

a cura di Laurie Hurwitz in collaborazione con Boris e Vita Mikhailov

Palazzo Esposizioni Roma presenta la più importante retrospettiva fino ad oggi dedicata in Italia all’artista ucraino Boris Mikhailov (Kharkiv, 1938), curata da Laurie Hurwitz, in collaborazione con Boris e Vita Mikhailov. La mostra è promossa dall’ Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, prodotta dall’Azienda Speciale Palaexpo e organizzata in collaborazione con la Maison Européenne de la Photographie di Parigi.

 La mostra a Palazzo Esposizioni frutto di una politica culturale che incrementa le collaborazioni internazionali tra istituzioni, prosegue idealmente quella della Maison Européen de la photographie di Parigi curata da Laurie Hurwitz, in collaborazione con Boris e Vita Mikhailov, ampliandola con una sezione dedicata al lavoro svolto da Mikhailov a Roma.

Considerato oggi uno dei più influenti artisti contemporanei dell’Europa dell’Est, Mikhailov ha concepito, in oltre cinquant’anni, un corpus di lavori fotografici sperimentali che esplorano temi sociali e politici. Fin dagli anni Sessanta si è impegnato infatti a documentare i tumultuosi cambiamenti in Ucraina legati al crollo dell’Unione Sovietica e alle disastrose conseguenze della sua dissoluzione.

La sua pioneristica ricerca ha compreso negli anni la fotografia documentaria, il lavoro concettuale, la pittura e la performance. Concepita in stretta collaborazione con l’artista, la mostra riunisce più di 800 immagini dalle serie storiche più importante fino ai lavori più recenti.

Mikhailov ha per lo più articolato il suo lavoro in serie, che variano enormemente in termini di tecnica, formato e approccio. La mostra riunisce le immagini selezionate da circa venti serie realizzate tra il 1965 e gli anni Duemila.

Mikhailov ha sfidato ogni categorizzazione scardinando codici visivi dati. Ha creato proficue connessioni tra fotografie e testi, e tra immagini diverse componendole spesso in sovrapposizioni e dittici su cui è intervenuto con sfocature, ritagli o colorazioni a mano che ne accentuano il carattere ironico, poetico o nostalgico. Fino a teorizzare il concetto di fotografia “di cattiva qualità”: immagini concepite volutamente a basso contrasto, sfocate, piene di difetti visibili, su carta di scarsa qualità, al fine di sovvertire l’immaginario glorificato del realismo sociale e della fotografia patinata.

Le serie create nel periodo in cui l’Ucraina faceva parte dell’Unione Sovietica puntano a mettere in discussione la memoria collettiva e a rispecchiare le contraddizioni sociali esistenti all’epoca. In Yesterday’s Sandwich, realizzata a partire dal 1965, l’artista mostra una duplice realtà, ambigua e poetica, giustapponendo bellezza e bruttezza. In Red (1968-1975) sottolinea l’onnipresenza del colore rosso, evocando la presenza pervasiva del regime comunista e il modo in cui si è introdotto nella coscienza individuale e nella memoria collettiva. Le serie Luriki (1971-1985) e Sots Art (1975-1986) sono una cinica riflessione sulla maniera in cui le immagini di propaganda idealizzano artificiosamente la realtà. Il lato nascosto dell’utopia del proselitismo è rivelato anche in Salt Lake (1986), immagini di bagnanti scattate clandestinamente sulla riva di un lago nel sud dell’Ucraina.

Mikhailov si serve spesso anche dell’umorismo come arma di sovversione: un mezzo di resistenza all’oppressione e un potenziale stimolo verso l’emancipazione. Così avviene nella serie degli autoritratti provocatori I am not I (1992) e National Hero (1992), dove più che una critica diretta della società si serve dell’autocritica e dell’ironia.

Altre serie realizzate durante e dopo il crollo dell’URSS testimoniano il fallimento sia del comunismo che del capitalismo in Ucraina e fanno luce sulle origini della guerra: da By the ground (1991) e At Dusk (1993) a Case History (1997-1998); mentre nell’emblematica serie Case History raffigura un ritratto devastante dei diseredati a Kharkiv, lasciati senza casa dalla nuova società capitalista.

Attraverso argomenti controversi trattati senza compromessi, Boris Mikhailov dimostra che l’arte possiede un potere sovversivo. Da oltre mezzo secolo, testimonia la presa del sistema sovietico sul suo paese, creando una narrazione fotografica complessa e potente della storia contemporanea dell’Ucraina che, alla luce degli eventi attuali, è ancora più toccante e illuminante.

La mostra è accompagnata dal libro Boris Mikhailov 1965-2022, Mörel / MEP, Londra-Parigi 2023 (lingua inglese) e dalla pubblicazione bilingue (italiano e inglese), Saggi e Note. Essays and Notes, Mörel, Londra 2023, con testi dell’artista e di Simon Baker direttore della Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi, Laurie Hurwitz, Leigh Ledare.

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Biografia

Laureato in ingegneria, Boris Mikhailov (Kharkiv, 1938) è un fotografo autodidatta. A metà degli anni Sessanta, i suoi superiori gli affidarono una macchina fotografica con il compito di realizzare un cortometraggio sulla fabbrica statale in cui lavorava. Lui la utilizzò anche per fare foto di nudo alla moglie, sviluppandole nella camera oscura della fabbrica. Durante una perquisizione il KGB trovò gli scatti e Mikhailov fu licenziato in tronco. Offeso e indignato, decise di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia. All’epoca, se un lavoro non era conforme all’estetica ufficiale dell’URSS, l’artista rischiava l’arresto, l’interrogatorio e persino il carcere. Immagini poco lusinghiere della vita quotidiana come quelle dei poveri, dei malati, o degli ubriachi, erano proibite. Il nudo era considerato pornografia, un reato penale. Bastava scattare foto in una stazione ferroviaria per essere sospettati di spionaggio. Sotto costante sorveglianza, Mikhailov veniva perseguitato e vessato; le sue macchine fotografiche e i rullini più volte distrutti. Si guadagnava da vivere con lavori part time o come fotografo per il mercato nero. Fu così che diede vita a un corpus parallelo di lavori personali e sperimentali, a tratti poetici, giocosi e intransigenti, in netta contrapposizione con le immagini idealizzate della vita sovietica. Esponeva i suoi scatti nelle “cucine dissidenti”, mostre clandestine organizzate in abitazioni private. All’inizio degli anni Settanta, con uno ristretto gruppo di amici, fondò anche un collettivo di fotografi sperimentali e anticonformisti, che in seguito avrebbe costituito il nucleo della Scuola di fotografia di Kharkiv. Mikhailov ne divenne il leader non ufficiale e la forza trainante della loro estetica. L’influenza del gruppo è ancora molto sentita in Ucraina: a tutt’oggi quelle idee ispirano una seconda e terza ondata di giovani artisti, per molti dei quali Boris Mikhailov è uno stimatissimo mentore. In una produzione, il più delle volte paradossale e autoironica, in cui gioca con un’ampia gamma di immagini, Boris Mikhailov documenta senza compromessi la cruda realtà sociale del suo tempo. L’alternanza di queste immagini struggenti — belle e brutte, inquietanti e commoventi, brutali e tenere –- consente una visione della storia coinvolgente e unica, che risuona oggi più forte che mai.

Attualmente considerato una delle figure di spicco della scena artistica internazionale, nella sua carriera Mikhailov ha ricevuto molti premi prestigiosi, tra cui il Goslar Kaiserring Award nel 2015, il Citibank Private Bank Photography Prize (ora Deutsche Börse Photography Foundation Award) nel 2001 e l’Hasselblad Award nel 2000. Ha rappresentato l’Ucraina alla Biennale di Venezia nel 2007 e poi di nuovo nel 2017. I suoi lavori sono stati esposti nei principali musei di tutto il mondo: dalla Tate Modern di Londra, al MoMA di New York e, più recentemente, alla Berlinische Galerie e al C/O Berlin, al Pinchuk Art Center di Kiev, allo Sprengel Museum di Hannover, alla Staatliche Kunsthalle di Baden-Baden, alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi. Nel 2021, l’installazione con proiezione di diapositive Temptation of Death (2017-2019) è stata insignita del Premio nazionale Shevchenko, primo riconoscimento ufficiale del lavoro di Mikhailov in Ucraina. Boris Mikhailov vive e lavora a Berlino con sua moglie Vita

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