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La ministro? Per carità…

Nonostante le raccomandazioni della prestigiosa Accademia della Crusca, i grandi “dicitori” radiotelevisivi e i grandi “scrittori” della carta stampata continuano, imperterriti, a bombardarci di strafalcioni linguistici tipo la ministro.

Noi non ci stancheremo mai di condannarli. La sola forma corretta è la ministra. Vediamo, dunque, come si forma il femminile ortodosso.

Le parole terminanti in -o, -aio/-ario mutano in -a, -aia/-aria: architetta, avvocata, chirurga, commissaria, ministra, prefetta, primaria, sindaca.

Le parole terminanti in -sore mutano in -sora: assessora, difensora, evasora, revisora.

Le parole terminanti in -iere mutano in -iera: consigliera, portiera, infermiera.

Le parole terminanti in -tore mutano in -trice: ambasciatrice, amministratrice, direttrice, ispettrice, redattrice, senatrice.

I sostantivi terminanti in -e/-a non mutano, ma chiedono l’anteposizione dell’articolo femminile: la custode, la giudice, la parlamentare, la presidente, la ciclista. Come sopra per i composti con il prefisso capo-: la capofamiglia, la caposervizio.

 

Le forme in -essa vengono conservate solo per quelle cristallizzate da tempo: dottoressa, professoressa. Non diremo, quindi, la “presidentessa”, l’ “avvocatessa” e simili. Per quanto attiene ai sostantivi maschili in “-e” diventano femminili cambiando solo l’articolo: il giudice / la giudice. Quelli in “-o” prenderanno la desinenza “-a” del femminile: il deputato / la deputata, il ministro / la ministra, il soldato / la soldata. Interessante ciò che dice il Treccani circa il suffisso “-essa”.

Due parole sul complemento di distanza perché non tutti i “sacri testi” lo riportano. Il complemento di distanza, dunque, lo dice la stessa parola, indica la… distanza che intercorre fra due persone o fra due cose. Si costruisce direttamente, senza l’ausilio di una preposizione. È introdotto dal verbo “distare” o dall’espressione “esser lontano”: la scuola dista (è lontana) cinquecento metri dall’abitazione di Francesco. Adoperato in posizione assoluta richiede, tassativamente, la preposizione “a”: la chiesa è a pochi metri dalla casa di Luigi.

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