SAGRE E FESTE POPOLARI NEL LAZIO (VI)
ROMOLO E REMO - seconda parte.di Cristina Raso
Remo, irato, con un salto, burlandosi delle decisioni del fratello, oltrepassò il solco. Romolo, allora lo uccise, affermando che così sarebbe perito chiunque avesse offeso il grande nome di Roma. Secondo la leggenda, Romolo governò saggiamente per parecchi anni, poi, durante un temporale scomparve rapito dal padre, il dio Marte.
Questa la leggenda, ideata, forse, secondo alcuni storici, quando Roma era già una grande potenza per esaltarne le origini, perché Enea era figlio di Venere, la dea della bellezza e Ascanio, detto anche Iulio, il capostipite della ‘gens’ Iulia della quale fecero parte molti nomi illustri tra i quali Cesare e Augusto. Romolo, inoltre era figlio di Marte, dio della guerra, quindi Roma poteva vantare per i suoi natali la discendenza da due dèi.
La realtà storica, naturalmente, fu molto diversa, perché Roma nacque da un agglomerato di case edificate nell’area del foro Boario, tra le rive del fiume Tevere e il colle Palatino. Questo primo nucleo si fuse, in seguito, con i villaggi vicini, nati sui colli dell’Esquilino, del Celio, del Viminale, del Quirinale, del Capitolino e, infine, sull’Aventino, cominciando a definire la Roma eterna che si estende sui sette colli. Pian piano il nucleo originale si ingrandì e vi fiorì un ricco mercato di bestiame, prodotti agricoli, artigianato e soprattutto il commercio del sale, arrivato dalle saline di Ostia che in breve diventò una città con un grande porto.
Questi villaggi furono uniti dapprima in una lega religiosa, poi in una lega militare. La città col tempo si ingrandì e si trasformò, anche per l’influenza della civiltà etrusca, furono costruite strade, ville, case e templi. Il natale di Roma era molto sentito nell’impero romano come festività, poi con la caduta dell’impero romano d’occidente per l’invasione dei barbari molti usi e costumi andarono perduti e tra questi anche la ricorrenza del 21 aprile. Con il Risorgimento si ricominciò a ricordare l’evento, durante l’epoca fascista, dal 1924 in poi diventò festa nazionale, alla caduta del regime restò solo nel comune di Roma.
Il programma per l’anno 2012 è stato molto ambizioso, il sindaco di Roma ha proclamato festeggiamenti per tre giorni, con rievocazioni storiche nei monumenti più belli e significativi della città: al circo Massimo, al Colosseo, alla basilica di Massenzio e al Campidoglio dove si sono succeduti per tutta la giornata del 21 aprile squilli di tromba, canti, danze e giocolieri; poi nei mercati di Traiano, in nottata sono iniziate proiezioni artificiali di luci e colori, culminati con bellissimi fuochi d’artificio che hanno illuminato a giorno il cielo della città eterna.
Questa la leggenda, ideata, forse, secondo alcuni storici, quando Roma era già una grande potenza per esaltarne le origini, perché Enea era figlio di Venere, la dea della bellezza e Ascanio, detto anche Iulio, il capostipite della ‘gens’ Iulia della quale fecero parte molti nomi illustri tra i quali Cesare e Augusto. Romolo, inoltre era figlio di Marte, dio della guerra, quindi Roma poteva vantare per i suoi natali la discendenza da due dèi.
La realtà storica, naturalmente, fu molto diversa, perché Roma nacque da un agglomerato di case edificate nell’area del foro Boario, tra le rive del fiume Tevere e il colle Palatino. Questo primo nucleo si fuse, in seguito, con i villaggi vicini, nati sui colli dell’Esquilino, del Celio, del Viminale, del Quirinale, del Capitolino e, infine, sull’Aventino, cominciando a definire la Roma eterna che si estende sui sette colli. Pian piano il nucleo originale si ingrandì e vi fiorì un ricco mercato di bestiame, prodotti agricoli, artigianato e soprattutto il commercio del sale, arrivato dalle saline di Ostia che in breve diventò una città con un grande porto.
Questi villaggi furono uniti dapprima in una lega religiosa, poi in una lega militare. La città col tempo si ingrandì e si trasformò, anche per l’influenza della civiltà etrusca, furono costruite strade, ville, case e templi. Il natale di Roma era molto sentito nell’impero romano come festività, poi con la caduta dell’impero romano d’occidente per l’invasione dei barbari molti usi e costumi andarono perduti e tra questi anche la ricorrenza del 21 aprile. Con il Risorgimento si ricominciò a ricordare l’evento, durante l’epoca fascista, dal 1924 in poi diventò festa nazionale, alla caduta del regime restò solo nel comune di Roma.
Il programma per l’anno 2012 è stato molto ambizioso, il sindaco di Roma ha proclamato festeggiamenti per tre giorni, con rievocazioni storiche nei monumenti più belli e significativi della città: al circo Massimo, al Colosseo, alla basilica di Massenzio e al Campidoglio dove si sono succeduti per tutta la giornata del 21 aprile squilli di tromba, canti, danze e giocolieri; poi nei mercati di Traiano, in nottata sono iniziate proiezioni artificiali di luci e colori, culminati con bellissimi fuochi d’artificio che hanno illuminato a giorno il cielo della città eterna.
