SAGRE E FESTE POPOLARI NEL LAZIO (V)
IL NATALE DI ROMA - prima parte.di Cristina Raso
In questo numero parleremo del natale di Roma, festeggiato il 21 aprile. È interessante per questa festività ripercorrere la storia della fondazione dell’Urbe tra leggenda, favola e realtà storica. Roma è stata fondata, secondo Marco Terenzio Varrone, letterato romano vissuto tra il 116 a.C. e il 27, e secondo calcoli astronomici del suo amico Lucio Turuzio, il 21 aprile del 753 a.C., quindi 2767 anni fa.
Nell’ “Eneide” di Virgilio si narra che Enea, valoroso guerriero troiano, figlio di una dea, dopo essere scampato alla distruzione della sua patria, incendiata e distrutta dai greci, insieme con suo figli Ascanio approdò sulle rive del fiume Tevere. Ascanio fondò la città di Albalonga, situata, oggi, tra Albano e Castelgandolfo. Discendente da Ascanio fu re di Albalonga Numitore che, ahinoi, aveva un fratello invidioso, Amulio. Questi uccise Numitore con tutti i suoi figli, tranne Rea Silvia che costrinse, però, a diventare vestale e quindi totalmente votata alla dea Vesta. Il dio Marte si innamorò di Rea Silvia e da lei ebbe due gemelli, Romolo e Remo. Amulio, adirato, uccise Rea Silvia e ordinò lo stesso trattamento per i due figli, ma il servo non ebbe il coraggio di attuare l’insano ordine e abbandonò in una cesta, alla corrente del fiume Tevere, i due bambini che vennero trovati e allattati da una lupa (il simbolo di Roma è, infatti, una lupa che allatta i due gemelli).
In seguito il pastore Faustolo e la moglie Acca Laurentia li crebbero come figli. Una volta grandi i due gemelli decisero di fondare una città sul luogo dove erano vissuti; Romolo voleva chiamarla Roma e costruirla sul Palatino, mentre Remo desiderava edificarla sull’Aventino. Tito Livio, autore di una storia di Roma, “Ab urbe condita”, narra di questa città dalla fondazione al regno di Augusto e ci tramanda le due piú note versioni dei fatti. Essendo i due fratelli, gemelli e non potendo, quindi, avvalersi del criterio della prima genitura, per proclamare chi dovesse essere il re, si affidarono ai segni augurali del volo degli uccelli. Remo, per primo vide sei avvoltoi, Romolo, dopo di lui ne avvistò dodici. I sostenitori dell’uno e dell’altro, allora, investirono re entrambi i fratelli, i primi per priorità di tempo, i secondi per priorità numerica. In questo frangente ne nacque una mischia, dove Remo colpito da un dardo fu ucciso.
Un’altra versione, forse piú conosciuta, è che nell’osservare il volo degli uccelli Romolo sarebbe stato piú fortunato avendone visti di piú, quindi dopo essere stato proclamato re dai suoi, con un aratro tracciò un solco per delimitare le mura della città, che chiamò Roma, stabilendo che nessuno potesse passare al di là.
Nell’ “Eneide” di Virgilio si narra che Enea, valoroso guerriero troiano, figlio di una dea, dopo essere scampato alla distruzione della sua patria, incendiata e distrutta dai greci, insieme con suo figli Ascanio approdò sulle rive del fiume Tevere. Ascanio fondò la città di Albalonga, situata, oggi, tra Albano e Castelgandolfo. Discendente da Ascanio fu re di Albalonga Numitore che, ahinoi, aveva un fratello invidioso, Amulio. Questi uccise Numitore con tutti i suoi figli, tranne Rea Silvia che costrinse, però, a diventare vestale e quindi totalmente votata alla dea Vesta. Il dio Marte si innamorò di Rea Silvia e da lei ebbe due gemelli, Romolo e Remo. Amulio, adirato, uccise Rea Silvia e ordinò lo stesso trattamento per i due figli, ma il servo non ebbe il coraggio di attuare l’insano ordine e abbandonò in una cesta, alla corrente del fiume Tevere, i due bambini che vennero trovati e allattati da una lupa (il simbolo di Roma è, infatti, una lupa che allatta i due gemelli).
In seguito il pastore Faustolo e la moglie Acca Laurentia li crebbero come figli. Una volta grandi i due gemelli decisero di fondare una città sul luogo dove erano vissuti; Romolo voleva chiamarla Roma e costruirla sul Palatino, mentre Remo desiderava edificarla sull’Aventino. Tito Livio, autore di una storia di Roma, “Ab urbe condita”, narra di questa città dalla fondazione al regno di Augusto e ci tramanda le due piú note versioni dei fatti. Essendo i due fratelli, gemelli e non potendo, quindi, avvalersi del criterio della prima genitura, per proclamare chi dovesse essere il re, si affidarono ai segni augurali del volo degli uccelli. Remo, per primo vide sei avvoltoi, Romolo, dopo di lui ne avvistò dodici. I sostenitori dell’uno e dell’altro, allora, investirono re entrambi i fratelli, i primi per priorità di tempo, i secondi per priorità numerica. In questo frangente ne nacque una mischia, dove Remo colpito da un dardo fu ucciso.
Un’altra versione, forse piú conosciuta, è che nell’osservare il volo degli uccelli Romolo sarebbe stato piú fortunato avendone visti di piú, quindi dopo essere stato proclamato re dai suoi, con un aratro tracciò un solco per delimitare le mura della città, che chiamò Roma, stabilendo che nessuno potesse passare al di là.
(1.continua)
