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SAGRE E FESTE POPOLARI NEL LAZIO (IV)

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S. Giuseppe
di Cristina Raso 
 
A  Itri, anticamente, due mesi prima del 19 marzo i ragazzi dei vari rioni raccoglievano legna e facevano a gara per fare il falò piú bello. Ora la tradizione continua, ma per non depauperare il manto boschivo il Corpo Forestale fornisce la legna.
 
La sera del 19, dopo le 20.00, si accendono i falò, si sta intorno al fuoco assieme agli amici e si ascolta musica popolare, si degustano le famose “zeppole” fritte, confezionate con uova, zucchero e miele e le saporitissime salsicce di Itri, cotte alla brace. Spesso viene aperto il castello medievale, che secondo antiche leggende è ammantato da un alone di mistero, perché abitato da fantasmi che vagano sulla rocca nelle notti invernali, soprattutto quando infuria il temporale.
 
A Priverno abbiamo la stessa gara dei falò, che qui chiamano “focaracci”: montagne di legna che arderà al calar della sera vengono accatastate nelle piazze del paese. Il fuoco piú  bello sarà premiato con un gonfalone dei “faoni”. A Montecompatri, in occasione della festa di S. Giuseppe vengono fatte rivivere le “fraschette” (da frasca, ramoscello e dall’antica borgata di Frascata, l’odierna Frascati).
 
Le fraschette, individuate dagli avventori con una frasca posta all’entrata, erano antiche cantine allestite con tavolacci e panche e con grandi botti dove i viticoltori accoglievano i viandanti che avevano bisogno di un buon bicchiere di vino, del pane e di consumare cibi propri.
 
Il vino veniva servito in caraffe particolari, chiamate “boccale” (2 litri), “mezzo boccale” (un litro), la “fojetta”  (mezzo litro) e il “quartino” (un quarto). Qui ci si ritrova fra amici, si presentano prodotti dell’artigianato locale e la sera tutti in piazza ad ammirare le majorette che sfilano al suono della banda mentre nel cielo si levano i fuochi d’artificio.
 
A titolo di cronaca: le fraschette vivono ancora oggi nei castelli romani, riscoperte dai giovani con peculiarità moderne. A Roma il santo viene festeggiato soprattutto nel quartiere Trionfale, ai piedi di Montemario e sulle sponde del Tevere, dove si trova la chiesa di S. Giuseppe al Trionfale, costruita nel 1912.
 
Il 19 marzo in onore del santo si organizza una solenne processione, che percorre le strade del quartiere e finisce con banchetti a base di frittelle e bignè, di qui il detto romano “S. Giuseppe frittellaro”.

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