SAGRE E FESTE POPOLARI NEL LAZIO (II)

di Cristina Raso
Nel mese di febbraio ricordiamo la festa della Candelora, il 2, S. Valentino, patrono degli innamorati, il 14 e il periodo del Carnevale con le sue feste “clou” il 16, giovedì grasso e il 21, martedì grasso.
La Candelora celebra la presentazione di Gesú al tempio di Gerusalemme e la purificazione di Maria. Secondo l’usanza ebraica una donna, dopo aver partorito un figlio maschio, è impura per 40 giorni fino a quando non dovrà recarsi al tempio per purificarsi.
Il 2 febbraio in tutte le chiese vengono benedette le candele che poi verranno distribuite, con una breve cerimonia, ai fedeli.
Fin dagli antichi tempi, e ancora oggi, in alcune famiglie le candele si conservano e vengono accese per devozione in caso di malattie e pericoli.
A Roma, nella Chiesa di Santa Maria dell’Orto in Trastevere la cerimonia della candelora si svolge solennemente con la partecipazione della Confraternita e di tutti coloro che lavorano sul Tevere: vigili del fuoco, polizia fluviale e sportivi dei circoli nautici.

San Valentino fu vescovo di Terni e morì a Roma, decapitato, per questo si immaginò protettore degli innamorati, di coloro, cioè, che perdevano la testa per amore. Nel Lazio, a Rocca Antica (Rieti) San Valentino è festeggiato con una processione accompagnata dalla banda del paese.
Il Carnevale si festeggia in tutto il mondo. Nel Lazio è famoso quello di Ronciglione (Viterbo), dove, oltre ai carri allestiti e alle maschere, abbiamo i nasi rossi e la “pitalata”, le corse a vuoto e la cavalcata degli ussari. I nasi rossi, vestiti con un bianco camicione e cantando un inno al vino, rincorrono gli spettatori offrendo maccheroni riscaldati in un vaso da notte (pitalata) in ceramica in cui è dipinto uno scorcio di Ronciglione.
Le corse a vuoto sono quelle dei cavalli senza fantino, addestrati a percorrere le vie della cittadina al galoppo. Per la cavalcata degli ussari si racconta che nel 1860 un capitano si innamorò di una bella dama e organizzò per lei una sfilata dei suoi dragoni dando, così, origine alla cavalcata degli ussari.

