spettacoli

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SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA DANZA

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Spoleto capitale della danza dal 26 al 31 marzo
 
Il Premio Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto laurea i migliori giovani danzatori del mondo
 
Sei giorni di mostre, stages, convegni e spettacoli nel Chiostro di San Nicolò
 
Trecento danzatori si sfidano in cinque sezioni: danza classica, pas de deux, danza moderna e contemporanea, composizione coreografica e Urban Dance
 
Per i vincitori premi in denaro e borse di studio presso il teatro dell'Opera di Roma, la Scala di Milano ed il Royal Ballet di Londra
 
L'unico Concorso, in Italia ed uno dei più importanti del mondo, inserito nell'International Federation Ballet Competitions 
 
Una giuria di altissimo livello internazionale
 
Per la prima volta anche il Premio della Critica
 
a cura di Sergio Murli 

STORIA DEL CINEMA ITALIANO (VI)

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Cinecittà, la propaganda e il cinema di evasione
 
di Eleonora Savignano 

Il 1935 fu un anno importante nella storia del cinema italiano in quanto la distruzione, causata da un incendio, degli studi Cines (fatti costruire anni prima da Mussolini) portò Luigi Freddi alla decisione di edificare un nuovo e moderno complesso di teatri di posa nella periferia Sud di Roma : Cinecittà.

Inaugurati nel 1937, gli Studi di Cinecittà diventarono di fondamentale importanza, tanto che fino al ’43 tutti i film prodotti in Italia erano stati girati nei suoi teatri di posa. 
Accanto a Cinecittà, Freddi aveva fatto costruire nel ’35 anche il Centro Sperimentale di Cinematografia che sarebbe stato punto di partenza per “Bianco e Nero”, rivista che si occupava di storia e critica del cinema, importante per i contributi portati alla teoria cinematografica. 
Il Centro Sperimentale preparò inoltre molti dei più grandi registi, attori e tecnici italiani dell’epoca e continua il suo lavoro ancora oggi. 

Gli investimenti del governo in arte e cultura erano molti e tra la Biennale di Venezia, la Mostra del Cinema, gli Studi di Cinecittà allestiti, l’Italia acquistava un’immagine cosmopolita e diventava un centro importante anche per diversi registi stranieri dell’epoca tra cui Jean Epstein e Abel Gance.
L’autonomia dell’industria non rendeva comunque il cinema libero dalla propaganda che si divideva tra i documentari e cinegiornali LUCE ed i film dichiaratamente fascisti. 
 
Ricordiamo “Camicia nera” (di Forzano, nella foto) e “Vecchia Guardia” (nella foto, di Blasetti), due film girati in occasione del decimo Anniversario dalla nascita del Partito, ovviamente premiati dalla critica dell’epoca. 
L’invasione dell’Etiopia ispirò poi una serie ancora maggiore di film propagandistici ma il partito iniziò a non accettare il modo in cui veniva ritratto attraverso le opere cinematografiche e fece dunque deviare l’industria sul cinema di evasione. 

Fiorirono diversi generi popolari in quel periodo e soprattutto, ad affermarsi, furono i cosiddetti “film dei telefoni bianchi” ovvero commedie romantiche ambientate ai piani dell’alta borghesia : tra essi troviamo il primo film sonoro italiano “La canzone dell’amore” (di Righelli).
Iniziarono una serie di commedie romantiche basate su colonne sonore di successo, prese piede anche l’umorismo dialettale e molti comici come Petrolini, Vittorio De Sica e Totò (ovvero attori di music-hall e teatro) passarono alla pellicola. 
De Sica si dedicò alla commedia romantica prima di passare alla regia (ambiente che lo portò ad affermarsi come uno dei più grandi registi del cinema italiano ed europeo grazie a “Ladri di Biciclette”) mentre la commedia romanesca portava successo ad Aldo Fabrizi per la celebre interpretazione di “Campo de’ fiori” con  Anna Magnani.

È da questa fase che lentamente il grande cinema italiano inizia a prendere forma.

CONCORSO COREOGRAFICO "BALLET-EX" - TERZA EDIZIONE

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Sabato 14 aprile
Teatro Orione  - Via Tortona 7
Roma
 
Il Concorso coreografico Ballet-ex, nasce dall’esigenza di dare spazio alla creazione coreografica intesa come creatività in tutte le forme di danza.
 
È aperto a coreografi indipendenti, gruppi coreografici  di scuole di danza e compagnie emergenti.  Il Concorso vuole essere un incontro tra vari coreografi per promuoverne le capacità creative e il loro talento artistico. Una vetrina in cui esperti del settore e pubblico potranno valutare e apprezzare il lavoro di  promettenti artisti e in cui coreografi abbiano la possibilità di  esprimersi. In palio premi in denaro, opportunità per coreografi emergenti, borse si studio e abbigliamento danza.

L'82° NOTTE DEGLI OSCAR

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Vince la nostalgia

di Mario Dal Bello


Forse anche ad Hollywood si sono stancati  di filmoni in 3 D,di guerre stellari, di lacrimevoli romanzi familiari o di trhiller più o meno politici. O forse la crisi che colpisce anche qui fa ragionare meglio  le centinaia di votanti? Chissà. Certo che premiare, con ben tre triplette, il francese The Artist rappresenta forse quanto di meglio a Los Angeles ultimamente abbiano saputo fare quanto a riconoscimenti.
 
Perché il film di Michel Hazanavicius, senza essere un capolavoro, è tuttavia una opera pregevole sulla fine del cinema muto, sulla nostalgia del  bianco-e-nero – oggi con i film super colorati – e soprattutto su quelle atmosfere di dolce tristezza, di sogno per un mondo che fu  e su quello che è “il mestiere dell’artista”. Elementi che giocano a favore del premio, ma anche dicono una atmosfera di rimpianto ed insieme, forse, la voglia di tornare alla poesia, all’autenticità del sentimento.
 
Si spiega così anche il premio per la scenografia alla coppia italiana Ferretti-Lo Schiavo per quel lavoro veramente bellissimo che è Hugo Cabret  di Scorsese, ingiustamente trascurato dalla giuria. Una favola poetica che strappa commozione non falsa ed un atto d’amore al cinema che solo un grande regista è capace di fare.
Vittoria, forse scontata, per Meryl Streep, formidabile mattatrice in The iron lady. Con Glenn Glose e Tilda Swinton forse la massima attrice d’oggi.  La sua interpretazione della Thatcher riempie da sola tutto il film, in sé debole, con una straripante energia ed una caratterizzazione fisica e psicologica davvero ammirevole. Premi dunque al cinema francese e inglese.
 
E l’America? Ha avuto Octavia Spencer miglior attrice non protagonista per The Help e l’anziano Christopher Plummer  allo stesso titolo per Beginners.
Altro premio, davvero insperato, per un gioiello iraniano, già onorato a Berlino, ossia Una separazione, di Asghar Farhadi, un lavoro onesto, delicato, privato, che fa il pieno anche nelle nostre sale. Che è tutto dire.
Vince quindi il privato, come si dice, o meglio, come diciamo noi, l’autenticità dei sentimenti. Ma il cinema non è questo, voglia di sognare e quindi di far poesia?

GALLERIA DEGLI STRUMENTI A FIATO (XV)

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Strumenti ad ancia semplice / Il Saxofono (prima parte)
di Sergio Conte 

Ed eccoci giunti allo strumento a fiato che più di ogni altro si è diffuso e che il grosso pubblico ha imparato a conoscere e apprezzare: sua maestà il saxofono (in Italia più conosciuto come sassofono, per via della mancanza della lettera x nel nostro alfabeto). Innanzitutto diciamo subito che è uno strumento relativamente moderno che prende il nome dal suo inventore, Adolphe Sax, un musicista belga appassionato sperimentatore di modifiche su strumenti e suoni, il quale nel 1841 lo realizzò partendo da un clarinetto modificandone forma e struttura, aggiungendo altre chiavi e soprattutto sostituendo il materiale di fabbricazione con il metallo (ottone) al posto del legno.
 
L’idea era di ottenere uno strumento nuovo che fosse una via di mezzo fra il clarino come diteggiatura e la tromba come sonorità e ci riuscì perfettamente. Il nuovo nato fu battezzato Saxofono in onore del suo inventore che lo brevettò nel 1846 e presto se ne impose l’uso nelle bande dei corpi militari francesi.
 
Poi entrò anche nella musica dotta dell’epoca grazie all’interessamento di compositori come Berlioz che fu il primo, e soprattutto Debussy che rapito dalle possibilità sonore lo introdusse in molteplici sue opere sostituendolo nei passaggi solistici al clarinetto o all’oboe. In seguito ad alterne vicende di sfortuna del suo creatore che lo videro non godere della notorietà della sua creatura in vecchiaia, lo strumento riprese considerazione nel mondo musicale dopo che negli anni 20 del secolo scorso se ne interessò Henry Selmer che a Parigi aveva la più prestigiosa fabbrica di clarinetti.
 
Con importanti quanto indovinate modifiche tecniche riuscì ad ottenere la versione definitiva che è valida tutt’oggi e che si diffuse nelle scuole di musica e nelle opere di tutti i più grandi compositori del XX sec.: Ravel (nel suo famoso Bolero)  Mussorgskij  (Quadri di un’esposizione), Stravinsky, Sostakovic,  Prokofiev, Villa Lobos e altri meno noti  finché poi negli anni ’40 George Gershwin (Un americano a Parigi), complici i fraseggi derivati dal jazz, il nuovo genere musicale che andava per la maggiore in quel momento, primeggiò su tutti dando amplissimo risalto alle potenzialità di questo brillante strumento.   

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