spettacoli

Un genio due scarpette e una calzamaglia

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E’ recentemente scomparso il ballerino e coreografo Ugo Dell’Ara, ricoverato da qualche tempo in un ospedale sui Castelli Romani, Dell’Ara aveva 88 anni.
Nato a Roma nel 1921 e entrato  alla scuola del Teatro Reale dell’Opera  assieme alla sorella Lia, fu allievo delle sorelle Teresa e Placida Battaggi e, ancor prima di diplomarsi (1° luglio 1939), debuttò diciottenne il 25 febbraio nella Giara di Aurel Milloss accanto alla star del teatro, Attilia Radice.

Assieme ad Adriano Vitale, Teofilo Giglio e Guido Lauri, Dell’Ara fece parte di quella nuova e valente leva maschile che, accanto alla Radice e a più giovani ballerine tra cui  Lia Dell’Ara,  permise a Milloss  di mettere in scena stagioni che sono rimaste  leggendarie nella storia del principale teatro romano della lirica. Ritornato dalla guerra dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43, riprese il lavoro in teatro, interpretando in coppia con la Radice balletti millossiani di grande impatto, come La rosa del sogno (1943) e  soprattutto il Bolero (1944). Nell’immediato dopoguerra, coi Balletti Romani di Milloss fu protagonista nel dicembre del 1945 di Dama delle camelie, Allucinazioni, Schiaccianoci e Danze di Galanta.
Alto e vigoroso, Dell’Ara fu un ballerino straordinario, in cui la grande sensibilità artistica si coniugava colla precisione tecnica, garantendogli una  presenza scenica  sempre da protagonista.
Scritturato come primo ballerino al Teatro alla Scala di Milano nel 1946, fu l’acclamato protagonista della Follia di Orlando di Milloss (1947)  e poi di vari balletti, tra cui Mario e il mago di Léonide Massine.  Nel 1950 fu coreografo del Carosello napoletano, uno spettacolo teatrale diretto da Ettore Giannini che, dopo il debutto alla Pergola,  riscosse un enorme successo, prima in Italia e poi all’estero in tournée, ed è oggi dimenticato a favore del film omonimo, sempre diretto da Giannini e con le coreografie di Massine, il quale riprese alcune delle  idee originarie dello spettacolo teatrale.
Dell’Ara fu coreografo e direttore del ballo al Teatro alla Scala per 7 stagioni, dal 1952 al 1959, quando fu scritturato dal Teatro San Carlo per un analogo incarico, che durò 5 stagioni. Passò successivamente Teatro Massimo di Palermo, città dove a lungo visse, e dove fondò e a lungo diresse anche una scuola, coadiuvato dalla moglie, la scaligera Wanda Sciaccaluga.  Fu attivo anche alla Fenice e all’Opera.
Fondatore nel 1955 del Festival di Nervi assieme a Mario Porcile (e di una scuola a Genova che giunse fino a 300 allievi), nonché della prima rivista mensile di danza del dopoguerra, Il Cigno,  Dell’Ara fu un instancabile animatore della vita ballettistica italiana. Vi dispensò un grande talento coreografico, dove la lezione espressionista assorbita da Milloss si coniugava con una  impostazione classico-accademica assai solida, nutrita dalla consapevolezza di stare all’interno di una grande tradizione che andava rispettata e trasmessa. Significativa  in questo senso l’Ouverture per le regine, che coreografò su musica di Liszt per l’apertura del III Festival di Nervi del 1957, e che precedeva il romantico Pas de quatre di Pugni rimontato da Anton Dolin per “regine” come Alicia Markova, Yvette Chauviré, Margrete Schanne e la giovane Carla Fracci.
 Scopritore di talenti, da Carla Fracci a Paolo Bortoluzzi, Vittorio Biagi, Riccardo Duse, ebbe una  fertile attività coreografica, nella quale coinvolse tra gli altri  musicisti come Donatoni (La lampara, poi rimontato per la compagnia del Marquis de Cuevas)), Chailly (L’urlo), Gaslini (Drakon), Sciarrino (Capricci), Bussotti (Fragmentations) e pittori  come Carrà, Guttuso, Clerici, Sassu e molti altri. Nessuna delle sue coreografie, tra cui diverse furono le nuove versioni di balletti del repertorio diaghileviano, rimane tuttavia oggi nei teatri italiani, a causa della pressoché
inesistenza da noi di un teatro di repertorio.   Grande fortuna era destinata ad averla la  sua versione dell’ottocentesco  Ballo Excelsior di Manzotti , che debuttò nel 1967 a Firenze.  Fondata sulle notazioni del coreografo milanese, l’opera di Dell’Ara non voleva tuttavia essere filologica, ma avvicinare il grande pubblico alla grandezza della scuola italiana,  nella cui ricchezza tecnica e spettacolare  non cessò mai di credere, come mostra anche la sua pubblicazione nei primi anni ’70 del Traité elémentaire di Carlo Blasis, che curò lui stesso.
Dell’Ara lascia una figlia, oltre alla sua compagna di vita, la ballerina Taina Beryl, con cui ha trascorso gli ultimi decenni di una esistenza operosa ed entusiasta, serena e animata dalle gioie dell’arte.

(nella foto Ugo dell'Ara ne Lo Schiaccianoci)

Sara Eudizi

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