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LA STORIA DI HOLLYWOOD DALLE ORIGINI AD OGGI (XVII)

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TECNICHE E STILI DI REGIA (seconda parte)
di Giulia Soi 


Grazie alle innovazioni tecnologiche che abbiamo descritto nel numero precedente, nel corso degli anni Trenta i registi cambiano sensibilmente il proprio stile approfittando delle varie novità a seconda delle esigenze.
 
Ad esempio, quando nel 1931 la Eastman Kodak (nella foto in basso George Eastman) decide di mettere sul mercato un nuovo tipo di pellicola, la Super Sensitive Panchromatic, suscita la curiosità di diversi direttori della fotografia. Questa pellicola è infatti adatta alla luce diffusa dalle nuove lampade a incandescenza, recentemente introdotte sui set dopo l’arrivo del sonoro per ridurre le distorsioni date dall’effetto flou e dai vistosi filtri usati in precedenza.
 
Anche per quanto riguarda le tecniche utilizzate per rendere il senso della profondità, si registrano sostanziali innovazioni. Fino a questo momento, infatti, la maggior parte dei registi tende a radunare gli attori in aree per lo più prive di profondità  e a girare le scene passando da un soggetto all’altro, in un’alternanza di campi e controcampi. Altri invece realizzano inquadrature con maggiore spessore, badando a lasciare leggermente fuori fuoco la scena in primo piano o – in alternativa – curando il fuoco dell’intera immagine.
 
È poi con la tecnica della “profondità di fuoco” che Orson Welles e il suo operatore Gregg Toland impongono quel cambiamento epocale, che tutto il mondo scopre nel film “Quarto potere” (1941). Il celebre regista dà profondità alle scene utilizzando una stampante ottica e combinando più piani girati separatamente: dispone infatti alcuni elementi in primissimo piano davanti all’obiettivo e altri a grande distanza sullo sfondo, creando così un insieme che risulti sempre perfettamente a fuoco.
 
La stessa tecnica viene approfondita nel film “L’orgoglio degli Amberson” (1942), grazie all’ausilio dell’operatore Stanley Cortez che ottiene molte inquadrature con profondità di fuoco e senza nessun tipo di artificio fotografico. 
 
Progressivamente, l’influenza di queste innovazioni visive si diffonde in tutte le produzioni cinematografiche: seppur non intaccando la predominanza di elementi come l’azione narrativa e la psicologia dei personaggi, queste tecniche cambiano in maniera irrevocabile lo stile dei registi.

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