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FEBBRAIO ALL’ACCADEMIA FILARMONICA ROMANA

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di Sergio Conte


La Filarmonica Romana ha il piacere di ospitare uno degli interpreti più in vista della giovane generazione, Giuseppe Albanese (nella foto di Cecilia Monzolon), «pianista con le dita magnetiche», come lo ha definito la critica. Debutta a Roma in un recital solistico, al Teatro Argentina giovedì 16 febbraio, con un programma di luna e di sole, notturno e accecante, dal titolo Il piano, la luna e il furore. Le atmosfere del “chiaro di luna” di Beethoven e di Debussy con la sua Suite bergamasque, la visione che Franz Liszt (di cui quest’anno si celebra il bicentenario della nascita) ha della Norma di Bellini e della sacerdotessa innamorata e perduta che invoca – troppo tardi – il balsamo della luna. Poi, il furore di Béla Bartók e le “fiamme nere” di Carlo Boccadoro, un compositore che chiede al pianoforte e al pianista l’impossibile stupefacente; è lo stesso Boccadoro a parlarci della sua nuova composizione, scritta su commissione dell’Accademia Filarmonica Romana: “Succede ai pianoforti di fiamme nere è il titolo di un quadro di Enzo Cucchi, maestro della transavanguardia. È stato dipinto nel 1983 e raffigura un pianoforte in fiamme, che brucia dentro un vulcano, circondato da figure misteriose. Mi sono sempre chiesto che musica potrebbe suonare quel pianoforte, salito chissà come fino alla bocca di quel vulcano. Finalmente è arrivata l’occasione per immaginarlo, per farlo”.

Ultimo appuntamento del mese, forse fra i più attesi di tutta la stagione della Filarmonica Romana, giovedì 23 febbraio al Teatro Olimpico (con replica il 24 febbraio a Foligno e il 25 all’Aquila) è la ripresa di Partita a pugni (1952) di Vieri Tosatti che manca dai teatri da oltre quarant’anni, qui presentata per la prima volta nella versione per piccola orchestra del ’64, e la novità assoluta Frecciarotta dell’irriverente Riccardo Panfili, su libretto di Ettierre Seicento. Li dirige Marcello Bufalini alla guida dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, con il Coro Zaccaria da Teramo (Paolo Speca maestro del coro) e i solisti Carlo Riccioli baritono, Max René Cosotti tenore, Daniela Mazzucato soprano e Marco Zannoni attore e curatore dell’allestimento scenico.
Collerico, geniale, imprevedibile: così era Vieri Tosatti (1920-1999), artista a tutto tondo che nella vita fu anche poeta, scrittore e direttore d’orchestra, che su Partita a pugni raccontò: “… è stato il mio amico Luciano Conosciani, eccitato dal successo del ‘Sistema della dolcezza’, a portarmi quel testo. In un primo momento l’ho preso sottogamba, ma poi ha cominciato a interessarmi soprattutto la parte corale, cioè la parte furibonda del pubblico che assiste all’incontro di boxe: lì viene fuori il lato bestiale della gente che assiste a questo spettacolo ignobile, non c’è niente d’ironico o di buffonesco. Il successo fu grandissimo, tanto che nel 1967 ben sei teatri italiani la misero in programma, ma allora pensai: ‘Adesso basta: è troppo!’, e mandai una lettera a tutti i teatri, proibendo di rappresentare ancora ‘Partita a pugni’ ”. Considerato il più interessante fra i suoi lavori teatrali sia per l’originalità del soggetto, sia per la vivace espressività della partitura sia, infine, per lo sforzo di integrare il più possibile la parola alla musica attraverso una spontanea ricerca di effetti plateali e del paradosso, Partita a pugni ha luogo interamente in una palestra cittadina, dove si svolge un incontro di pugilato. L’arbitro chiama sul ring i due pugili: Palletta, incitato dal pubblico, e il suo contendente, alto e magro, intimidito dal tifo sugli spalti per il grande Palletta. Quest’ultimo domina l’incontro mentre l’avversario a mala pena riesce a parare i colpi, tanto che alla fine del secondo round rischia di finire definitivamente al tappeto; ma quando al terzo round Palletta si distrae, l’avversario lo colpisce con un pugno che lo fa crollare al tappeto, ko. Tra i fischi della folla, l’arbitro dichiara Palletta sconfitto.
A seguire un altro affresco dell’Italia di oggi – tutto nuovo e così attuale, qui presentato in prima assoluta – Frecciarotta, cantata ferroviaria su libretto di Ettierre Seicento, composto espressamente per noi dal trentenne di provata (e applaudita) irriverenza, Riccardo Panfili, compositore italiano in ascesa, allievo di Corghi, nel 2006 vincitore del Primo premio del Concorso Internazionale di Composizione Santa Cecilia di Roma e, nel 2011, del Concorso dedicato a Camillo Togni. “Il sig. Frecciarotta, uomo devoto, nonché ardente patriota, fa di professione Capotreno – spiega Panfili –. E proprio a lui è toccato in sorte di trovarsi in servizio sullo stesso convoglio in cui un manager di Trenilandia sta trattando la (s)vendita della sua società ad una manager di Russki Deraja, importante azienda ferroviaria russa…”.

Il previsto concerto di Paolo Fresu e i Virtuosi Italiani, cancellato per un'indisposizione dell'artista, è stato spostato al 23 aprile

Biglietti: da 30 a 10 € (più diritto di prevendita). Riduzioni per studenti, scuole e associazioni. Info: tel. 06-3201752, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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