MASCHERE ITALIANE (XIX))
GIANGURGOLO - seconda parte.di Lucia Antista.
Giangurgolo per molti fu creato per mettere alla berlina, caricaturando, i dominatori, considerati fanfaroni, golosi, arroganti, che imitavano gli ufficiali spagnoli. Tra Seicento e Settecento la nostra maschera era protagonista teatrale ma anche della strada. Un’incisione dell'abate Jean-Claude Richard de Saint-Non descrive "i dintorni di Reggio" dove è distintamente visibile una scena di commedia in strada.
Secondo un'altra teoria la maschera sarebbe nata da una persona realmente esistita a Catanzaro. Analizzando l’etimologia Giangùrgolo significherebbe “Gianni l'ingordo”, per via dell’ingordigia. Il nome deriverebbe da Giovanni, in onore del Santo del giorno del suo ritrovamento nel convento delle Suore di Santa Maria della Stella, dove nacque il 24 giugno 1596. La leggenda riferisce di come egli cercasse di salvare uno spagnolo aggredito da briganti, che nonostante il suo intervento muore. L’uomo in segno di riconoscenza lo nomina Giovanni suo erede, consegnandogli, oltre alle sue ricchezze, una lettera che gli spiega come salvare la città. Allora Giovanni tramuta il suo nome in Alonso Pedro Juan Gurgolos, in suo onore, ed inizia a lottare contro l'occupazione spagnola. Egli predispone un carrozzone da teatro col quale, insieme ad alcuni suoi amici, presenta degli spettacoli satirici incitando il popolo alla rivolta. Essendo condannato a morte si trasferisce in Spagna, ma successivamente rimpatriato ritrova l'amico di teatro Marco, malato di peste, e per un abbraccio tra i due la malattia viene trasmessa anche a Giangurgolo che muore.
Dal suo atteggiamento si mostra come il tipico signorotto agiato, spaccone, che se la prende con i più deboli.
Con le donne nasconde i suoi difetti mostrandosi acculturato ma finisce però per essere schernito anche a causa del suo aspetto fisico.
Giangurgolo, generalmente mostra una maschera rossa con un naso di cartone, in testa un cappello a forma di cono. Porta un colletto alla spagnola arricciato, un corpetto a righe gialle e rosse, calzoni sempre degli stessi colori fin sotto il ginocchio, calze bianche o, ancora, rosse e gialle ed una grande cintura con è appesa una lunga spada che usa solo con i più deboli.
