SCIACQUALINGUA

DAR DEL FIENO ALLE OCHE
Questo modo di dire ha lo stesso significato dell’altro, forse piú conosciuto, “portar vasi a Samo”, vale a dire fare una cosa inutile, perdere solamente del tempo che potrebbe essere impiegato in attività redditizie. L’isola greca di Samo, nell’Egeo, nell’antichità era famosissima per i suoi vasi di ceramica verniciati di un rosso lucido, i “vasa samia”, lavorati magistralmente dagli artigiani che li esportavano in tutto il mondo allora conosciuto. Chi portava vasi a Samo faceva, quindi, una cosa “perfettamente inutile”. Come coloro che danno del fieno alle oche le quali non mangiano erbe secche: si fa presto a darglielo, ma si butta via il tempo, tanto è vero che l’espressione ha assunto anche il significato di “gingillarsi”, “trastullarsi”. Giovanni Ghelardini, nel supplemento al suo vocabolario, alla voce in oggetto (vale a dire al motto “dar del fieno alle oche”, ndr) spiega
: “Fare cosa di nessuna difficoltà, cose da non richiedere né ingegno né coraggio, siccome è di fatto il dare il fieno alle oche: e cita il solo esempio dell’Aretino in ‘Rime Burlesche’ (3.33) - ‘ch’altro è saper dare all’oche il fieno’. E altro è tracannar l’acqua del legno; e altro è lo scarcare un corpo pieno’ ”. Con significato affine le espressioni, ‘piú moderne’, “portare acqua in mare”; “portare coccodrilli in Egitto”; “portar frasconi a Vallombrosa” (particolarmente in uso in Toscana, essendo un luogo ricco di boschi); “portar pietre alla muriccia” (la ‘muriccia’ è un monte di pietre, un muro a secco che si trova, spesso, in mezzo a un campo). * * *
LA GRAVEDINE
Molte persone, in questi giorni invernali, sono affette da “gravèdine”, termine, purtroppo, non attestato dalla to
talità (?) dei comuni dizionari dell’uso. Ci piacerebbe, invece, che i lessicografi lo prendessero in considerazione. Ma non divaghiamo. Che cosa è, dunque, questa “gravèdine”? È un sinonimo di “coriza” (o corizza) e indica il comune raffreddore. Leggiamo dal “Treccani”: «còriza (o còrizza) s. f. [dal lat. tardo coryza, gr. κóρυζα]. –
1. In medicina, stato irritativo catarrale della mucosa nasale, prodotto da virus varî sotto l’influenza di condizioni occasionali (squilibrî di temperatura, di pressione barometrica, umidità, ecc.); corrisponde a raffreddore del linguaggio comune».* * *
LA DIALISI
Forse pochissime persone sanno che non c’è solo la dialisi medica, ma anche quella linguistica, di cui, purtroppo, la maggior parte d
ei così detti sacri testi non fanno menzione. Vogliamo vedere di cosa si tratta? È una figura retorica (simile all’iperbato) che consiste nell’interrompere la continuità di un periodo mediante un inciso. Viene dal greco dialyein, "separare"; separa, quindi, con un inciso le parti di un periodo. Un bell’esempio dantesco: «Parte sen giva, e io retro li andava, Lo duca…» (Inferno XXIX, 16-17). Nella retorica classica era cosí chiamato anche l’asindeto, vale a dire un costrutto senza congiunzioni.
PS.: l’iperbato – è bene ricordarlo – è la rottura dell'ordine naturale della proposizione o del periodo al fine di ottenere particolari effetti espressivi.
