ROMA NEL XIV SECOLO (XV)
IMMANUEL ROMANO
di Federico Bartolomei
Immanuel Romano, conosciuto anche come Manoello Giudeo fu uno dei pochi scrittori e poeti romani del XIV secolo; della vita di questo artista conosciamo ben poco: nacque probabilmente intorno al 1270 a Roma dalla famiglia ebraica Zifronì, riconosciuta per la sua importanza in tutta la città.
Le notizie biografiche relative a Immanuel ci sono giunte attraverso la sua più grande opera le Mahberot (dall'ebraico “Raccolte” articolata in 28 capitoli con alternanza di prosa e versi), dove, nel ventisettesimo componimento, accenna ad un avvenimento del 1328 menzionando la propria età (60 anni) e il suo pessimo stato di salute.
Nonostante questo accenno, l'ultimo grande esperto della biografia di questo autore, Guy Shaked, posticipò la nascita intorno al 1292, sostenendo che la data del 1328 non era in relazione con l'accenno ai sessant'anni dello scrittore; tuttavia questa collocazione entrerebbe in contrasto con i maestri che si curarono dell'istruzione del giovane, in special modo Zerahyah.
Shaked afferma che Romano, indicando Zerahyah come mentore non vuole indicare una conoscenza diretta ma ottenuta attraverso lo studio dei manoscritti.
Anche la data di morte di Manoello Giudeo non è certa; tuttavia sappiamo che quasi sicuramente studiò medicina e che a Roma intraprese gli studi rabbinici.
Sempre dal Mahberot sappiamo che sposò Ester figlia di Semuel, rabbino della comunità ebraica di Roma dalla quale ebbe almeno due figli: Mosè (alla morte del quale scrisse una commovente elegia) e Selomoh.
Viaggiò e visse in molte città Fabriano, Gubbio, Perugia, Orvieto, Ancona, Camerino e, in ultimo, Fermo dove compose il Mahberot c'è anche chi sostenne che Immanuel visse a Verona e ebbe la fortuna di incontrare Dante Alighieri; i sostenitori di questa teoria si rifanno all'ultima parte dell'opera in ebraico identificando Daniele, colui che accompagnò l'artista romano nel viaggio tra inferno e paradiso,con il sommo poeta.
Sicuramente, invece, fu amico di Bosone da Gubbio al quale inviò spesso epistole e sonetti nei quali traspare una grande confidenza con i grandi poeti italiani dell'epoca e la capacità di poter scrivere bellissimi componimenti anche in lingua italiana.
