Stampa

STORIA DI VITERBO (IV)

on .

di Michele De Angelis

Nella quarta ed ultima puntata della nostra rubrica sulla storia di Viterbo, dopo aver ricordato le origini e aver sviluppato in lungo e in largo le vicende del medioevo andremo ad analizzare gli avvenimenti dell’epoca moderna. Da notare come gli elementi di contrasto siano di gran lunga inferiori a quelli presenti nei periodi passati.
Per Viterbo questo è un periodo di scarsa potenzialità, sia dal punto di economico che da quello culturale: dalla fine del XVI secolo la città incontra le sorti dello Stato della Chiesa vedendo così tramontare del tutto la vocazione internazionale che aveva vestito nei secoli del basso medioevo.
Viterbo nel 1867, con la colonna garibaldina Acerbi, fu testimone della sfortunata Campagna dell'Agro Romano portato avanti per ottenere la liberazione di Roma conclusa a Mentana il 3 novembre con la sconfitta di Garibaldi subita contro pontifici e francesi.


Con l'unità d'Italia, aggregato quasi tutto il Lazio nella provincia di Roma, Viterbo perse la nomina di capoluogo, che le venne riconsegnata solo nel 1927 con il riordino delle circoscrizioni provinciali, portato avanti da Mussolini.
In questa occasione però, ambiva al rango di provincia, lo stesso valeva per Civitavecchia ma Viterbo riuscì ad avere la meglio, incrementando così il proprio territorio e numero di abitanti, inglobando, grazie anche a l'aiuto del governo, i comuni di Bagnaia, San Martino al Cimino, ed altri piccoli centri circostanti, più Grotte di S. Stefano nel tessuto comunale.
Un percorso che tra salite e discese coinvolge e appassiona, portandoci a meditare su errori che non dovranno più essere commessi ma che lascia anche degli spunti quanto mai positivi da ricordare e di cui prendere atto anche per alcune situazioni attuali.
 

Condividi questo articolo