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POETI ROMANESCHI (XIII)

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AUGUSTO JANDOLO (seconda puntata)

di Lucia Antista

Jandolo affrontò anche argomenti storici e temi di ispirazione diversa e più ambiziosi (“Roma se sveja”, di argomento risorgimentale, e “L'antiquario”, 1911; “Goethe a Roma” 1913; “Gioacchino Belli”, 1914; “Michelangelo”, 1921), dove la chiave di lettura comune è la "romanità", intesa come tentativo di ricostruzione storica della vita della città nel corso dei secoli. 


Tornò alla poesia maturato approdando dalla satira e il bozzetto ad uno stile più intimo e affettivo. Tra le sue raccolte maggiori: “Poesie romanesche” (Milano 1929); “Er pastore innamorato” (Roma 1922); “Cento poesie vecchie e nuove” (Milano 1939), esse rappresentano l’evoluzione dell'autore, accolto positivamente da molti critici letterari, tra i quali in particolare Possenti che, in “Cento anni di poesia romanesca”, giunse a definire "sfolgorante" la sua produzione più tarda, Pasolini, in “Passione e ideologia”, fa addirittura coincidere la nascita del crepuscolarismo a Roma con Jandolo e Trilussa, equiparati dall'uso di un dialetto non più eversivo e violento, come quello del Belli, ma ideato per le classi borghesi. Va fatto un discorso a parte per le 38 liriche di “Le torri del Lazio” (1941), dove le vicende italiane medioevali, vengono cantate ispirandosi alle torri sparse nella campagna romana; con un registro epico e drammatico. Quest’opera uscì in una prima edizione di 550 esemplari numerati e illustrati da noti pittori dell'epoca fra i quali ricordiamo G. Balla e O. Carlandi. Anche “Nojantri” (Roma 1945), fu illustrato da D. Cambellotti, come le “Memorie di un antiquario”, ricche di fotografie di rari oggetti di antiquariato e di personaggi noti dell'epoca.

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