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ARCHEOCHICCA (LXXV) - DI NUOVO CON L'ICONA

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lug-20 sacerdote - Copia - Copia 2

PASHERIENASET
IL LUNGO VIAGGIO DI 
UN SACERDOTE EGIZIO

MUSEO DI ARCHEOLOGIA 
LIGURE, GENOVA

di Guido Rossi

Cari e forse ancora pazienti Lettori; è arrivato quanto promesso, causato dalle nostre pessime condizioni della vista; era stata sospesa la rubrica “archeochicca”, che ora riprende con delle concrete varianti e con il futuro davvero nebuloso.

Con il con contributo piuttosto corposo del Dott. Guido Rossi, Conservatore Comune di Genova, Direzione Cultura, Settore Musei e Biblioteche,  Museo di Archeologia Ligure, iniziamo a pubblicare in più riprese la storia affascinante e, per certi versi, avventurosa del sacerdote egizio Pasherienaset vissuto nel periodo Saitico, perciò piuttosto tardo, non per questo meno interessante degli altri più antichi che hanno costellato la storia plurimillenaria del Popolo del Nilo.
Godetevi in più puntate questa vicenda movimentata; e ricordate: il morbo dell’Egitto – anche se il momento sarebbe poco adatto – quando prende, ci segue per tutta la vita. Con l’affetto di sempre, S.M. 
 
Pasherienaset, il lungo viaggio di un sacerdote egizio
lug-20 4 Sarcofago di Pasherienaset inv 1027 - Copia 
Di che cosa parliamo?
A Genova, nel Museo di Archeologia Ligure, sono conservati nella Sala Egizia il sarcofago, la mummia, la protezione magica e la statua funeraria di Pasherienaset, un sacerdote dell’Egitto di età saitica. Proviamo a raccontarvi la lunga e affascinante storia di questi reperti.

Quando in Italia Roma era un piccolo centro  che tentava di conquistarsi un posto al sole fra le altre comunità latine e vicine e potenti città etrusche come Veio e Cerveteri, nell’Alto Egitto moriva Pasherienaset, letteralmente “il figlio di Iside”, un sacerdote poco più che quarantenne che aveva dedicato la vita a servire, nel grande tempio della città, le divinità cui si era consacrato, il dio-falco Horo, il cui principale luogo di culto era appunto la città di Edfu, e la Dorata, uno degli appellativi della dea Hathor, venerata nella città di Dendera.

lug-20 2 D. Roberts Portico del Tempio di Edfu. Alto Egitto - Copia


Allora cominciava il vero viaggio di Pasherienaset, un viaggio nel mondo fisico che lo ha portato – in qualche modo – attraverso tre continenti ed un viaggio spirituale che lo ha congiunto, ci auguriamo, al regno della luce.

È la storia di quei viaggi che vogliamo oggi raccontare.
 


Prima puntata:
mummie, statue e sarcofagi in giro per il mondo
lug-20 mappa-ant-egit 
Il sacerdote Pasherienaset era membro di un’importante famiglia che, fra Edfu e Tebe, aveva visto molti suoi esponenti ricoprire cariche di rilievo, quali quelle di sindaco o di primo sacerdote; il periodo storico in cui visse è quello della XXVI dinastia, detta “saitica” dalla città di origine dei suoi sovrani, Sais nel Delta occidentale del Nilo, che coincise con un periodo in cui lo Stato egizio, dopo secoli di devastazioni e occupazioni, ritrovò l’autonomia politica e la consapevolezza della propria straordinaria profondità culturale: una “rinascenza”, che si sviluppò nel rispetto delle antiche espressioni artistiche e delle tradizioni religiose; quando la dinastia ebbe fine, la conquista persiana a opera di Cambise nel 525 a.C. ridusse l’Egitto a satrapia del vasto impero achemenide, fondato circa 25 anni prima dal padre Ciro.

 lug-20 6 Nag El Hassaia la necropoli - Copia
Un personaggio importante doveva avere una tomba degna del suo ruolo e quindi supponiamo che Pasherienaset fu seppellito a Nag el-Hassaia, una delle necropoli di Edfu, da dove sappiamo che provengono sarcofagi, stele funerarie ecc. di parenti del nostro sacerdote, oggi sparsi nei musei e nelle collezioni di tutto il mondo.

Ma tutto ciò non è sicuro, è certo invece che, aperta e probabilmente saccheggiata la tomba del nostro sacerdote, gli oggetti presenti all’interno sono andati dispersi, conoscendo strade e destini diversi. Fra loro i più importanti erano certamente il sarcofago contenente la mummia di Pasherienaset e la  statuina funeraria che lo rappresentava nella pietra.

lug-20 3 Antonio Figari bey dEgitto-bis  - Copia - Copia
Nel corso dell’800 l’Egitto brulica di avventurieri, esploratori, romantici viaggiatori ed artisti ma anche di scienziati come è stato Antonio Figari, un farmacista genovese che trascorse buona parte della sua vita, dal 1825 al 1870, in Egitto. Nel corso della sua esistenza professionale ebbe lì grande successo, apprezzato dal Viceré come  farmacista e geologo, fu insignito del titolo di bey d’Egitto per meriti scientifici.

Noi sappiamo che nel 1931 un avvocato genovese di nome Emanuele N. Figari dona al Museo un sarcofago egizio contenente una mummia, senza che in alcun documento conservato ci sia traccia di dati relativi al proprietario o alle vicende storiche che hanno condotto il reperto fino al nostro Museo di Archeologia Ligure. 

Però recenti ricerche anagrafiche hanno permesso di ricostruire la parentela fra l’avvocato Emanuele e il suo prozio, Antonio Figari appunto; dunque è verosimile pensare che il sarcofago fosse un bene di famiglia, forse della raccolta dello stesso Antonio Figari bey che, nello stile dei collezionisti dell’epoca , non si limitava a rocce, piante e fossili, ma poteva ricercare o ricevere in dono anche antichità egizie. 

lug-20 figari download - Copia
Che una collezione egizia, forse abbastanza ricca, fosse appartenuta alla famiglia Figari è nel ricordo dei pochi esponenti attuali del ramo “egizio” della famiglia e suffragato dall’analisi di un carteggio che lo stesso Antonio Figari tenne dall’Egitto con il suo ex professore di Botanica alla Regia Università di Genova, Domenico Viviani, laddove si evince che nelle casse contenenti erbari e raccolte di piante da lui inviate a Genova si potevano trovare anche “[…] due statue cioè geroglifici, uno di terra e l’altro di bronzo, con alcune monete di rame” .

Quindi da lui o da altri membri “egiziani” della famiglia sembra legittimo ricollegarsi all’avvocato Emanuele Figari, pronipote di Antonio.

Se dunque il viaggio “fisico” del sarcofago e della mummia di Pasherienaset può essere avvenuto fra l’Africa e l’Europa, fra l’Egitto e l’Italia, con destinazione diretta Genova, il viaggio della statua funeraria del sacerdote è stato senz’altro più lungo ed avventuroso.

lug-20 5 La statuina funeraria di Pasherienaset - Copia 
Nel giugno del 1961, Rosalind Moss, una studiosa del Griffith Institute, Ashmolean Museum di Oxford, di passaggio a Genova, traducendo alcuni geroglifici del sarcofago esposto al nostro Museo, attribuisce il sarcofago e la mummia al sacerdote Pasherienaset, “il figlio di Iside”. 

È in quell’occasione che la studiosa cita per la prima volta anche l’esistenza di “una statua dello stesso uomo nella collezione Abemayor a New York, che è stata probabilmente trovata a Edfu, dunque è possibile che anche il sarcofago provenga da lì”.

La statuetta di Pasherienaset compare per la prima volta nella prestigiosa collezione di Tigrane Pacha d’Abro, un uomo di stato e collezionista egiziano, morto nel 1904. “Gentiluomo molto educato e di splendide maniere”, egli apparteneva all’importante rappresentanza armena in quel paese sotto il viceré Abbas II, di cui divenne anche Ministro degli Esteri e membro del Comitato d’Archeologia del Cairo. 

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Nella sua villa di Alessandria e nel suo palazzo del quartiere di Bab el Hadid al Cairo raccolse un’importante collezione di antichità con più di cinquecento pezzi, pubblicata dopo la sua morte da Daninos Pacha. 

A poca distanza dal palazzo di Tigrane Pacha (foto), all’interno dello Shepeard’s Hotel (foto), storico luogo di ritrovo degli occidentali che soggiornavano in Egitto, era il negozio di antichità della famiglia Abemayor, mercanti e collezionisti d’arte, fin da quando, nel 1888, fondò l’attività Michel Abemayor, nonno di Michel Abemayor, il collezionista che nel 1960 prestò la statuetta di Pasherienaset all’esposizione del Museo di Brooklyn sulla statuaria egizia di Epoca Tarda. 

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Fu così che, molto probabilmente, seguendo Michel Abemayor negli Stati Uniti dove fu naturalizzato nel 1946, la statuetta giunse in America, nella raccolta di uno dei più importanti collezionisti e antiquari della New York fra gli anni ‘50 e ‘70 del ‘900, che oggi sappiamo aver acquistato anche buona parte della collezione di Tigrane Pacha. 

Sappiamo anche che nel 1969 la statuetta si trovava sul mercato antiquario di New York e siamo in grado di colmare la lacuna di quegli anni col nome di Marianne Rusen Maspero, collezionista ed antiquaria francese, proprietaria di una notevole raccolta egizia a Parigi, che ospitò la nostra statua fino al 2004.

lug-20 Shepeards Hotel interno - Copia
È storia recentissima, infatti, la segnalazione, nell’agosto del 2004, da parte del Metropolitan Museum e di Edna Russmann del Brooklyn Museum, della vendita all’asta della statuetta presso la casa d’aste Sotheby’s nel dicembre dello stesso anno. 

lug-20 1 Statuetta coll. Tigrane - Copia
Tempestivo e provvidenziale è stato l’intervento della Fondazione Edoardo Garrone che, aggiudicandosi la statuetta, l’ha offerta in comodato al Museo Civico di Archeologia Ligure, permettendo la “riunione” di una parte importante del corredo di Pasherienaset e favorendo così un’operazione - quella della ricomposizione anche parziale di un contesto archeologico disperso - che può a buona ragione considerarsi un evento raro nella storia dell’egittologia. 

 
Ma mentre gli oggetti “fisici” appartenuti a Pasherienaset, compreso il suo corpo mummificato, conoscevano queste particolari vicende attraverso il mondo, dobbiamo anche immaginare che, secondo la credenza degli egizi, un altro viaggio, ben più incerto e difficile, doveva compiere l’anima – o meglio le anime – di Pasherienaset …. 

Ma questa è un’altra storia.

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