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ARCHEOCHICCA (LXXIV) - PELIKE DI POLICORO

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LA DISPUTA PER L’ATTICA
TRA ATHENA E POSEIDON

MUSEO NAZIONALE 
DELLA SIRITIDE
POLICORO (MATERA)

di Sergio Murli
Questa volta vogliamo raccontarVi una storia non molto conosciuta; almeno ai più, così si dice. La disputa tra Athena e Poseidone per il possesso della penisola greca; disputa e non guerra, che comunque fu combattuta in modo incruento, ma con astuzia, anche se, per certi versi, spietata. Ne risultò vincente la dea, che si assicurò Atene e, di fatto,  l’intero territorio ellenico, lasciando al dio il predominio dei mari;  e, detto tra noi, questi ne fece buon uso: era Poseidone figlio di Crono e di Rea, fratello di Zeus, e con il possesso delle acque navigabili i marinai gli tributarono grandi onori, perché conoscevano quanto fosse grande la sua potenza sul mare.

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Era anche padrone dei venti i quali aspettavano un suo cenno per scatenarci sui mari e sulle terre. Poi dipendeva da lui che le navi raggiungessero il porto sicuro, o che in alto mare fossero disperse dai venti e inghiottite dai flutti. Poseidone era armato di un tridente col quale scuoteva le acque del mare, quando voleva che si smuovessero a tempesta. Ebbe la signoria delle acque, compresi i fiumi, le fonti e i laghi, che intersecavano la terra, sia delle turbinose correnti che la cingevano scuotendo le fondamenta; infatti era chiamato lo scuotitore della terra.

Già oggetto di culto nell’età micenea e sposo della nereide Anfitrite, nella poesia epica appare essenzialmente come il potente dio del mare che placa le onde e favorisce la navigazione, ma allo stesso modo solleva la burrasca e fa affondare le navi. Svela la maestosa grandezza del suo dominio emergendo, armato del suo tridente su un cocchio tirato da cavalli focosi dagli abissi marini, dove abita in un meraviglioso palazzo e, procedendo solenne sui flutti domati, mentre all’intorno gli guizzano pesci di ogni specie, riconoscendolo il loro signore.

mag-20 pelike - CopiaCome divinità ctonia, quale doveva essere all’origine, era legato a culti agrari e infernali e considerato il procreatore di animali (il cavallo) e di mostri personificanti le forze primigenie della natura. 

Secondo il mito, partecipò con Apollo alla costruzione delle mura di Troia, restando defraudato dalla mercede promessa dal re Laumedonte.
Nella gara con Athena, offrì in dono il cavallo e fece scaturire una fonte d’acqua salata sull’Acropoli. Nell’Eretteo si mostravano i segni lasciati dal tridente. Inoltre, invocato da Teseo, provocò la morte di Ippolito, facendone imbizzarrire i cavalli con l’improvviso apparire di un mostro; perseguitò Ulisse durante il ritorno in patria: è bene ricordare la sua vendetta nei confronti dell’eroe per l’accecamento di suo figlio Polifemo. 

Dalla sposa Anfitrite ebbe Tritone ed altre ninfe ed eroine; una ricca discendenza, cosicché molte città e molti popoli riconoscevano come fondatore o capostipite un suo figlio.

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Ebbe culto, oltre che su tutte le coste dei mari greci, in particolare sui promotori Sunio, Tenaro, Triopio e Micale, in Beozia, in Tessalia, a Delfi, ad Atene.

La sua immagine con il tridente appare nella più antica plastica greca; alcuni ex voto fittili che lo raffigurano, rinvenuti presso il santuario di Artemide a Sparta, sono fatti risalire all’VIII sec. a. C.. Una sua statua bronzea, proveniente da Livadostra (Beozia) è ora al Museo Archeologico Nazionale di Atene, è databile al V sec. a. C.. Poseidone è ritratto inoltre nel frontone ovest tra le figure e nel fregio della cella del Partenone.

mag-20 pelike-part2Tra le numerose opere plastiche del IV sec. a. C., fu particolarmente famosa una statua bronzea di Lisippo, a noi nota attraverso repliche su monete, gemme e rilievi;  se ne è voluta riconoscere una copia in una testa marmorea nei Musei Vaticani. A età ellenistica appartiene il cosiddetto Poseidone di Milo, colossale statua marmorea databile al III sec. a. C. al Museo Archeologico Nazionale di Atene. Un statuetta bronzea della medesima epoca è conservata al Louvre a Parigi. 

Il dio del mare era stato inoltre frequentemente ritratto nella ceramica greca, assiso solennemente tra i personaggi olimpici o trainato da un cocchio e circondato dagli abitatori marini. 

In suo onore si tenevano le Posidonie, feste celebrate in suo nome in molte località della Grecia e dell’Asia minore: tra le più famose quelle dell’istmo di Calauria, di Onchesia, di Egina, di Micale e altre.

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Ora, un po’ di nozioni su Atena, per i greci Athéne o Athéna, era una delle principali divinità elleniche, chiamata anche Pallade. Generata dalla testa di Zeus, dalla quale uscì tutta armata, era una divinità guerriera: il suo scudo era ornato dalla testa della Gorgone, che ella avrebbe ucciso, la sua corazza era stata ricavata dalla pelle del gigante Pallante, oppure, secondo un’altra tradizione da quella della capra Amalthea. Athena simbolizzava la superiorità della ragione e dello spirito sul coraggio, in quanto la vittoria doveva essere il frutto della strategia abile e ponderata.

Con la lancia in pugno e l’elmo sulla testa, era la divinità “poliade” di Atene, come di parecchie altre città che ne possedevano la miracolosa statua. Talismano il palladio, in cui aveva sede l’anima stessa della città e che era garanzia della protezione della dea. Ma Athena era anche una divinità pacifica: il più bel dono infatti da lei dato ad Atene era l’olivo, da qui la vittoria su Poseidone, da cui la città ricavava ricchezza e auspicio di pace feconda.

mag-20 Policoro-Parco-archeologico-di-Herakleia APTIspiratrice intelligente delle attività pratiche, era la divinità inventrice degli strumenti atti allo sviluppo delle arti e dei mestieri, quali il tornio del vasaio, la squadra del carpentiere e del muratore, e degli accorgimenti sottili del lavoro femminile, del filare e del tessere, come della difficile tecnica dell’industria metallurgica (ergane). Mescolata alla vita quotidiana della città che non cessava mai di proteggere, assicurandone l’esistenza sulla base della giustizia,  Athena offriva a tutto un popolo di artigiani una religione senza mistero, senza mistica, fatta dell’amore per la città e per il lavoro: una religione lineare in cui lo spirito e la ragione restavano le più sicure garanzie dell’equilibrio.

Ad Atene dove si celebravano annualmente le feste Panatenee, il suo tempio principale era il Partenone, in cui veniva onorata sotto il nome di Athena Parthenos (vergine), mentre ad Athena Nike (vittoriosa) era consacrato il tempio della vittoria Aptela (senza ali). Il culto di Athena Itonia a Coronea (Beoza), sembra essere stato il più celebre del paese. Animali sacri alla dea erano il serpente e la civetta (glaucopide).

La più antica raffigurazione di Athena a noi pervenuta è una statuetta fittile da Gortina, di età proto ellenica. Nel mondo greco, già in età arcaica, si stabilì il tipo della dea, con elmo, lancia, scudo ed egida, che appare in numerosissime figurazioni vascolari della ceramica a figure nere e di quella a figure rosse.

mag-20 Policoro-parco-archeologico-HerakleiaNella scultura monumentale compare nel frontone dell’ Hekatonpedon di Lisistrato e nel frontone occidentale del tempio di Apollo a Delfi; ritorna in alcune metope di Selinunte e, soprattutto, nelle metope di Olimpia. Nel V secolo Athena compare nei frontoni di Egina, nei frontoni del Partenone e in vari tipi statuari di Fidia, tra cui la celebre Athena Parthenos. A Cresila risale il tipo dell’Athena di Velletri (Louvre) e a Pirro l’Athena tipo Hope-Farnese (Napoli). A Prassitele è riportato il tipo dell’Athena di Arezzo . In età ellenistica, oltre che nella gigantomachia dell’altare di Pergamo, è rappresentata in numerose statue, come quelle di Timarchide ed Eubulide.

Era stata una disputa estremamente e stranamente civile per l’epoca  “eroica”; comunque, i due divini offrirono per il possesso di Atene e delle terre emerse all’introno, Poseidone il cavallo, bellissimo animale elegante e nobile e, all’epoca, estremamente utile, e una fonte d’acqua salata, che distingueva il dio, già vicino, spiritualmente alle inesauribili distese marine.

Athena, forse consigliata, donò agli ateniesi la pianta dell’ulivo, che crescendo in modo veloce, regalò le olive, grasse e succose, pronte a dare un liquido d’oro, fantastico oltre ogni attesa e desiderio, che poté cambiare la vita quotidiana degli umani. E vinse Athena, scelta come padrona di un città che avrebbe guidato il mondo all’intorno con la sua cultura, il suo progresso nelle arti e nelle scienze; autentico faro di civiltà per il mondo occidentale.

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È ora di presentare il magnifico vaso, tra l’altro intero, miracolosamente intatto con una piccola parte della bocca riattaccata, dopo la cavalcata avventurosa di tre millenni; che si trova sereno e tranquillo in una vetrina del Museo. Riportiamo dal Bollettino d’Arte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, l’articolo in cui il primo Editore della tomba del Pittore dei Policoro Nevio Degrassi, ha pubblicato tutti i materiali in essa contenuti, compreso il vaso, argomento della nostra chicca; il testo ci è stato inviato generosamente dal Direttore Savino Gallo, che ancora ringraziamo:

“Il pittore di Policoro e l’officina di ceramica proto italiota di Eraclea Lucana
Il rinvenimento fortuito di una tomba a Policoro, nell'area della necropoli dell'antica Eraclea di Lucania, ha permesso di acquisire, dopo una difficile opera di recupero della sua suppellettile ed un paziente lavoro di ricomposizione e di restauro, un complesso di vasi proto italioti del 400 a. C. circa, di notevolissima importanza sia per la rarità e la bellezza dei soggetti rappresentati, sia perché consente alcune osservazioni sulle origini e sullo sviluppo della ceramica protoitaliota, in cui assume evidenza la figura di un nuovo ceramografo, che è stato denominato "pittore di Policoro”.
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Si tratta, complessivamente, di 6 hydriai, di 4 pelikai e di 2 skyphoi figurati, e inoltre di alcuni vasi a semplice vernice nera ma di particolare interesse; …
 
Pelike con Poseidon e Athena.
È l'unico grande vaso rinvenuto integro nella tomba (riattaccata parte della bocca) ed è anche il più bel vaso del gruppo. Altezza massima cm. 45, diametro massimo cm. 33,5, alla bocca cm. 23,9, al piede cm. 19,7.

La sua forma globulare, con piede a disco con piccola risega in alto, larga bocca, anse a nastro con costolatura centrale, è identica a quella della pelike 7 e, come si dirà, anche delle altre pelikai della tomba. Identica l'argilla giallo-rossiccia tendente al nocciola e la vernice nera brillante; l'ingubbiatura è, come negli altri vasi, giallo-rossastra.

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Nella cottura il vaso si è deformato alla bocca, ed è quindi lievemente inclinato.
Anche l'ornamentazione è impostata in modo analogo a quella delle altre pelikai, ma le due scene figurate sono egualmente importanti e si congiungono a formare una unica rappresentazione mitologica.

La decorazione accessoria è formata, al collo, da un fregio di palmette a 9 foglie (in qualche caso a 10) alternate a boccioli di loto stilizzati, i cui elementi esterni si uniscono in una linea semiellittica che circonda le palmette.

Sotto le scene figurate è il fregio a meandro, di disegno accurato, rivolto a destra anziché a sinistra, come è invece negli altri vasi della tomba. I meandri sono intervallati ogni 4 elementi (in un caso solo ogni 5 elementi) da riquadri con croci oblique e lineette al centro dei lati.
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Sotto le anse è una ornamentazione di due palmette sovrapposte - analoga a quella delle altre pelikai, ma più accuratamente disegnata - unite a viticci e a foglie.
 
A) Su un lato, è un guerriero a cavallo, che l'iscrizione dorica ΠΟΣΔΑΝ identifica con Poseidon.
Alla sua destra è un giovane cavaliere; il simbolo del κηρυκειον, con cui è marcato il suo cavallo ad indicarne la proprietà,  rende molto probabile la sua identificazione con Hermes. Poseidon, anziano e barbuto, regge il cavallo con la sinistra e impugna con la destra il tridente. Indossa una corazza ornata sopra una corta veste ricamata, e porta gli schinieri, pur essendo a piedi nudi; in testa ha l'elmo attico, con paragnatidi scure, ornato da un serpente, e con cresta sormontata da un grande pennacchio di due diversi colori, rosso e nero.

…I cavalli sono rappresentati al galoppo, col ciuffo infiocchettato e con bardatura di tipo corinzio come nell' hydria 2; il cavallo di Poseidon, più che con corte briglie, sembra essere tenuto con una cavezza (ρυταγωγευς) terminante in una manopola ornata. …
 
mag-20 PolicoroB) Sull'altro lato del vaso è Athena, su un cocchio tirato da tre cavalli infiocchettati e, accanto ad essa, un'altra figura femminile. Sul terreno a sinistra è un ramo di olivo.

Athena ha una lunga veste manicata con mantello bordato di scuro, collana al collo e in testa un elmo con alto frontale e senza paragnatidi ornato da un serpente e con sulla cresta alto cimiero piumato; regge con la sinistra uno scudo rotondo con episema raggiato, e con la destra un bastone terminante in due punte per incitare i cavalli, usati talora nella corsa. 

La sua compagna che le fa da auriga, dato che tiene nella destra sollevata le redini e la frusta, … è probabile, come si dirà, che vi si debba riconoscere la figura di Iris.
I cavalli sono rappresentati tutti e tre al galoppo, ma i due di sinistra, tra i quali si intravvede il giogo del cocchio, hanno una bardatura più ricca del terzo, che non è appoggiato al cocchio, ma è un cavallo trapelo; è cioè il cavallo … che in età arcaica viene attaccato, come cavallo di riserva …
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Le scene dei due lati sono da considerarsi unite e, come già si è detto, la raffigurazione sembra riferirsi alla contesa tra Poseidon e Athena per il predominio dell'Attica: l'Attica stessa sembra simboleggiata, nel vaso, dal ramo di olivo. Nell'accorrere delle due divinità si ha cioè il momento precedente a quello figurato nel frontone Ovest del Partenone, dove esse sono già scese dai cocchi e stanno dando, o anzi hanno già dato, i loro doni all'Attica: l'olivo e la sorgente salata, (e, secondo alcuni, il cavallo).

L'episodio mitologico della contesa tra Athena e Poseidon è stato ampiamente studiato, sia in relazione al Partenone, sia alle altre fonti figurate e letterarie. La più antica rappresentazione figurata è quella del Partenone, il più antico ricordo letterario è quello più o meno contemporaneo di Erodoto; la narrazione più completa si ha in Apollodoro. 

Si tratta, secondo l'opinione comune, di una leggenda nazionale attica riproposta all'interesse degli artisti e dei letterati dall'arte fidiaca. E se da un lato i vari testi che menzionano la contesa (molti dei quali assai tardi, anche di età romana) sono incerti sulle divinità e sui personaggi che vi hanno assistito o ne sono stati giudici) dall'altro i pochi monumenti figurati che si possono riferire alla leggenda danno una rappresentazione spesso sintetica e generica dell'episodio della contesa, senza accennare ai suoi precedenti.

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La sola figura di Athena in atteggiamento tranquillo accanto a un olivo è in un frammento di coperchio di lekane dell'acropoli di Atene che costituisce forse, dopo il Partenone, la più antica figurazione attica dell'episodio mitologico, databile alla fine del V secolo; ma negli altri frammenti del vaso non è nemmeno riconoscibile la figura di Poseidon.

… La raffigurazione dell' hydria di Policoro, con le due divinità cavalcanti verso l'Attica, è quindi da considerarsi originale, e di tanto maggiore interesse in quanto è tra le più antiche figurazioni ispirate dalla leggenda, essendo posteriore solo di qualche decina di anni al frontone del Partenone, ultimato nel 433-432.

La stretta relazione del vaso di Policoro col frontone del Partenone sembra essere provata anche dalla presenza, in ambedue le opere, dei cavalli di Athena e di Poseidon, che non compaiono nelle altre figurazioni.
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Il confronto con il frontone del Partenone può essere utile anche per la identificazione del personaggio femminile che accompagna Athena. Se infatti il giovane cavaliere che è insieme a Poseidon sembra essere Hermes dal marchio del suo cavallo - ed Hermes è stato concordemente identificato nella figura H del frontone del Partenone  la giovane auriga accanto ad Athena potrebbe essere sia Nike od lris, od anche Henioche, come mi suggerisce cortesemente la prof. Paola Zancani Montuoro … 

Che nel nostro caso si tratti  …di un’auriga, è certo, ma piuttosto che pensare ad Hera o a una eroina beotica riterrei che nella figura si possa riconoscere Iris, in analogia anche al frontone del Partenone, in cui si è ormai quasi unanimi nell'identificare con Iris la figura N accanto ai cavalli di Poseidon…

Ritengo che oggi si possa dare una interpretazione più logica e più completa della leggenda.

Si può cioè supporre che Athena e Poseidon siano stati chiamati alla contesa ciascuno da un messaggero divino (e ciò spiega la presenza contemporanea tanto di Hermes che di Iris) evidentemente per ordine di Zeus, e le due divinità, ambedue legate al culto del cavallo, tanto che ne avevano in comune l’attributo di ιπποι,  giungono a cavallo sino sull'acropoli ateniese accompagnate dai due messaggeri, anch'essi a cavallo. …

Questa doveva essere la parte iniziale del racconto popolare della contesa tra le due divinità, da cui attinsero tanto Fidia che il pittore del vaso di Policoro; … 

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È interessante osservare che una leggenda caratteristicamente attica appare figurata da un artista dorico, come ci indica la scritta dorica ΠΟΣΔΑΝ: ciò che si può spiegare, come si dirà meglio in seguito, supponendo che il vaso fosse stato fabbricato ad Eraclea, colonia comune di Thurii (colonia a sua volta anche ateniese) e della dorica Taranto.
Per l'attribuzione del vaso, anziché al pittore delle Carnee,  penserei piuttosto al pittore di Policoro.”

 mag-20 Policoro.-Museo-Archeologico-Nazionale-della-Siritide - Copia
Qualche frase sul territorio che comprende l’attuale località di Policoro. È centro della Basilicata in provincia di Matera, a 28 metri di altezza alla destra del basso corso dell’Agri; abitanti Policoresi. Sorge sul luogo dell’antica Eraclea di Lucania o  di Italia, della quale conserva alcuni resti alla periferia occidentale. Necropoli, Parco Archeologico, Museo Archeologico Nazionale della Siritide, Palazzo Baronale dell’XVIII secolo, nella parrocchiale, pregevole Madonna lignea dei secoli XIII-XIV. Importante centro agricolo-industriale in continuo sviluppo. Produzione agricola, tabacco. Turismo in sviluppo, grazie anche alla stazione balneare sul litorale ionico e all’eredità archeologiche, compreso il Museo Archeologico della Siritide.

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“SIRIS-HERAKLEIA E IL MUSEO
L’area in cui sono stati raccolti i reperti più antichi è quella di Siris-Herakleia, l’antica città fortificata fondata da esuli greci, oggi nel Comune di Policoro. Le sue origini risalgono al 680 a.C., a opera dei Colofoni provenienti dall’Asia Minore, ma furono i coloni Tarantini e Thurioti che ricostruirono l’antica Siris, ribattezzandola con il nome di Herakleia, intorno al 434 a.C., su un’altura, nei pressi dei fiumi Agri e Sinni. La città della Magna Grecia lucana divenne confederata di Roma nel 280 a.C., in seguito alla battaglia contro Pirro e, dopo alterne vicende, in età tardo-imperiale, iniziò la sua decadenza.

Il Museo Nazionale della Siritide raccoglie i reperti più significativi della vita delle due cittadine. Inaugurato alla fine degli anni Sessanta, aveva una finalità prevalentemente didattica.

Attualmente l’esposizione è basata su criteri cronologici e topografici, relativi ai diversi aspetti della vita delle due successive colonie greche. Alla fase di Siris sono riferibili statuette votive e corredi funerari del VII e VI secolo a.C., mentre a quella di Herakleia vanno riportate le statuette rinvenute presso il quartiere artigiano della città, gli oggetti votivi dei santuari e i corredi funerari databili tra il IV e III secolo a.C.
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Le ultime due sale sono infine dedicate al mondo indigeno delle vallate, con reperti databili in un’epoca estesa fra l’VIII e il III secolo a.C. Elemento di pregio del Museo Nazionale della Siritide sono i vasi a figure rosse, provenienti dalla tomba del Pittore di Policoro, che fu attivo in Magna Grecia verso la fine del V secolo a.C. Inoltre di grande valore sono i tesoretti di monete e i gioielli, ambre, diademi e collane d’argento e pietre preziose cesellate.”
 
DOVE SI TROVA. Il Museo Archeologico Nazionale della Siritide si trova a Policoro in Via Cristoforo Colombo, 8, telefono: +39 0835 972154, sito web: http://www.musei.basilicata.beniculturali.it, email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.    

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CREDITI. Alcune immagini e il testo corsivo e virgolettato sono un gradito apporto del Museo di Policoro, altre sono frutto di ricerche di redazione. Il disegno del titolo è tratto dall’immagine di un vaso arcaico così adatto al nostro lavoro che l’abbiamo preso in prestito in attesa di una seria visita oculistica, comunque grazie .

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RINGRAZIAMENTI. Ancora, e come sempre, fondamentale l’aiuto della Prof. Patrizia Vallone, specialmente per i pericoli del virus e per la nostra età galoppante accoppiata a problemi di salute e della vista. Comunque per il suo aiuto, terremo duro finché sarà possibile. Non ultimo, l’apporto generoso del Dott. Savino Gallo, Funzionario archeologo, PhD, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Metaponto , Direttore Museo Archeologico Nazionale della Siritide di Policoro, per l’aiuto concesso per favorirci in ogni lecita richiesta, affinché questo piccolo lavoro abbia vita. 
 
CONCLUSIONI. Siamo soddisfatti, ancora una volta ce l’abbiamo fatta; la ricorrenza pasquale è ormai alle spalle soverchiata dai miasmi del virus: vogliamo essere fiduciosi per il futuro prossimo. Alla successiva uscita e alla faccia dell’infimo morbo (speriamo).

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