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ARCHEOCHICCA (LXIX) - AFFIBBIAGLIO DELL'ACCESA

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DIMORE, FORNI E FONDITORI
ATTORNO AL LAGO PREMIATO

CIVICO MUSEO ARCHEOLOGICO
GIOVANNANGELO CAMPOREALE
MASSA MARITTIMA, GROSSETO


di Sergio Murli
Notizie dal Grossetano. Vogliamo parlare, questa volta di una interessante fibbia di bronzo, più correttamente affibbiaglio, che è un autentico piccolo capolavoro: intanto è stato ritrovato nelle due parti, speculari, che si univano poi tramite tre ganci su una che si inserivano in tre anelli dell’altra; notare le due fessure alla fine delle parti metalliche dove veniva infilato evidentemente il tessuto o il cuoio della cinta da indossare.

Ognuna delle due parti, come dicevamo, di uguale soggetto, è formata da due piani diversi tra loro nella figura; nel superiore è un cavallo alato con la lunga coda che termina all’altezza degli zoccoli, nell’inferiore, è una sfinge, altrettanto alata, apparentemente a volto umano, barbuta, con la coda svettante, a lambire la cornice superiore.

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È un lavoro davvero spettacoloso, con ogni parte fittamente decorata, tolto un piccolo frammento mancante, ininfluente, è bellissimo nell’impressione d’assieme.
Speriamo di essere stati chiari nella descrizione, comunque c’è la foto per le Vostre verifiche. 

Ora, eccovi le misure: cm 10 per 3,5.

Si trova nel Museo Archeologico di Massa Marittima; ma il fatto notevole, e raro, è che in questo caso, il contesto, cioè la provenienza, basilare in ogni reperto, è poco più in là.

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L’origine del pezzo è in una delle fonderie che circondavano una serie di edifici, raggruppati attorno a un lago sfruttato fin dall’antichità più remota – almeno per l’area – X, IX sec. a. C. e poi usate dalla popolazione attiva, fin in epoca “storica”, fine VI sec. a. C..

Comunque qualcosa è continuata a vivere sino all’epoca romano-imperiale, complice il terreno particolarmente fertile e ben irrigato, perciò prezioso anche per l’agricoltura.

È interessante registrare che le zone abitate nelle varie epoche, erano contigue sia alle officine che alla necropoli di quel quartiere e che dunque i reperti recuperati sono serviti a dare una datazione certa ad ogni zona scavata.

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Stiamo parlando dell’area archeologica presente sulle sponde del lago dell’Accesa, nel Comune di Massa Marittima, area indagata solo in parte, ma sufficiente a connotare tutta la zona, sia per la tipologia delle tombe che, come detto, dei reperti presenti nelle abitazioni.

Anche questo, come altri, purtroppo è un centro senza nome, nulla trapela dai ritrovamenti, ma l’ubicazione dell’intera zona rimanda certamente alla vicina Vetulonia, potente città e lucumonia rilevante, – eccone una immagine e due monete che rappresentano due epoche diverse del centro etrusco  – in continua espansione anche per i proventi del commercio di prodotti ferrosi, provenienti da più zone della sua influenza.

Tra l’altro ci è venuta un’idea da una precedente chicca sull’origine di alcuni interessanti reperti che fanno bella figura nei Musei marchigiani; se siete curiosi, potrete trovarli nell'articolo dal titolo "Il Signore dei Cavalli", al link   http://www.cittamese.it/cultura/1214-archeochicca-lxi-il-sito-di-porta-di-ponte

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Procederemo ora raccontando qualcosa dei “quartieri” connotati dalle lettere A, B, C  e D + E, e la tipologia delle abitazioni e delle sepolture.  Comunque ora sono più distanti, come del resto le miniere e le officine, dalle acque del lago, che nel frattempo si sono un po’ ritirate.

Tanto per inquadrare il grande sito e ammirarne con sorpresa la geniale disposizione, pensate al luogo delle miniere; nei pressi erano convogliati i minerali ferrosi che poi confluivano ai forni e alle officine che complice l’abbondanza di acqua lacustre per raffreddare, sfornavano manufatti meravigliosi, da inviare in ogni dove, ai mercati sparsi nell’area peninsulare e in seguito per il mondo mediterraneo. 

Poi le case per riposare e cibarsi, qualche distrazione e, in ultimo, la pace della morte e il sepolcro… accogliente.
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Ci siamo chiesti se il legname da ardere fosse disponibile in loco, nei boschi e boschetti che circondavano il lago o arrivava dai grandi polmoni verdi, come, per esempio, la Selva Cimina, relativamente vicina e da allora serbatoio pressoché inesauribile. 

La disposizione dei quartieri era regolata ad una certa distanza, uno dall’altro, intorno al lago; ovviamente, le abitazioni erano diverse per ampiezza e stanze, secondo il censo degli occupanti ed anche secondo le epoche, più o meno floride, dell’attività lavorativa.

Per il quartiere A, c’è da notare la sua collocazione in un punto collinare anche se moderatamente elevato. Sono presenti le fondamenta di alcuni locali, demoliti e poi ricostruiti per adattarli alle esigenze: erano di grandi dimensioni, fino a sette stanze a dimostrazione di quel rango di cui abbiamo parlato.


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Però, degno di maggiore interesse, è il quartiere B, situato sul crinale della stessa collina di Macchia del Monte. Ha restituito molti reperti dell’inizio del VI sec. a.C., provenienti dalle fondamenta di nove nuclei abitativi.

Alcuni di questi hanno molti vani, fino a sette ed altri con dimensioni più modeste ad indicare che questo sito fosse più composito con ceti di più livelli, fino agli inferiori. La dimora più grande era un po’ isolata e fa ritenere che appartenesse al personaggio più elevato del centro metallurgico.


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La scoperta più interessante e per certi versi inconsueta è l’individuazione di certe tombe più antiche di almeno un centinaio di anni (VII sec. a. C.) dell’insediamento. Ciò fa supporre che il B, fosse un sito più recente, edificato sopra un’area già abitata e servita da una sua necropoli.

Il quartiere C, in zona di necropoli nei secoli VIII e VII, alcune tombe a fossa e a tumulo, fu abitato alla fine del VII secolo, o prima metà del VI, ed usato anche come luogo di lavoro; ne fanno fede le officine e i forni individuati.

Era quello più vicino al lago e le abitazioni, spesso umili, a un solo vano, indicano la presenza di operai e artigiani assegnati ai lavori metallurgici; ce ne sarebbe uno un po’ più grande e in posizione che pare di controllo sulle altre, come di un guardiano. 
Vicino è stato trovato un piccolo cimitero. Era, come detto, il quartiere più prossimo al lago per l’ovvia necessità di acqua, indispensabile per il raffreddamento del metallo.

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Il quartiere indicato con D ha restituito le basi di quattro costruzioni che sono ciò che resta dell’insediamento, all’origine molto più esteso, gravemente danneggiato da un accampamento militare durante la seconda guerra mondiale. Risaliva in origine al VII secolo, modificato nel VI ed era servito da una necropoli.

Parliamo ora delle necropoli, diciamo così, generali, oltre a quelle “di quartiere”. 

La necropoli di Macchia del Monte, tombe fra la fine del VII e l’inizio del VI; quella di Podere del Lago, nove tombe dalla seconda metà dell’VIII alla prime metà del VI; quella del fosso Sodacavalli, quindici di diverse epoche dal IX al VI; quella di Campo al Ginepro, che ha restituito un notevole corredo esposto al Museo locale; infine, la necropoli di Podere Nuovo, con due tombe a fossa. 

“Oggi l'abitato, divenuto Parco tematico della civiltà etrusca, è comodamente visitabile grazie ai numerosi pannelli esplicativi distribuiti lungo tutto il percorso che si snoda attraverso il verde di una natura incontaminata. Completamento indispensabile di un'escursione al Parco dell'Accesa è la visita al Museo Archeologico di Massa Marittima dove sono custoditi i reperti venuti alla luce in quasi un secolo di scavi.”

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Il solito cenno all’Edificio museale che ospita, tra tanti oggetti di notevole valore, la nostra chicca.

Museo Archeologico "G. Camporeale" 

Il Museo Archeologico di Massa Marittima si trova all’interno del Palazzo del Podestà (1225), nella piazza del Duomo, o piazza Garibaldi. Il museo è articolato in tre sezioni (la Collezioni Galli, nucleo originario del museo, la sezione preistorica e la sezione classica) e organizzato su due piani del palazzo storico.

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Le scoperte rinvenute nelle grotte del territorio di Massa Marittima, oggetto di scavo fino agli anni '80, si trovano al piano terra, che è riservato al periodo storico della preistoria. A partire dal 2004 è stato realizzato un nuovo allestimento di questa sezione, infatti, sono state poste in essere due riproduzioni di grotte a dimensione naturale e uno spazio dedicato all’archeospeleologia.

Punta di diamante, di questa sezione, è la statua-stele eneolitica del III millennio a.C., rinvenuta in circostanze fortuite in località Vado all'Arancio. La statua-stele è oggetto di grande interesse da parte degli studiosi per il mistero che circonda il suo significato.

Nei due piani superiori del palazzo, si trova la sezione etrusca, dove sono esposti gli oggetti messi in luce durante gli scavi archeologici condotti a alla fine del secolo scorso nella zona del lago dell'Accesa. I reperti provengono sia dalle necropoli che dall’abitato etrusco-arcaico (metà VII-VI sec. a.C.), si tratta soprattutto di vasellame da cucina, pesi da telaio, pesi da pesca e laterizi.

dic-19 84 reperti archeologico 2 - CopiaNella sezione, inoltre, si possono ammirare i corredi dalle necropoli che contano numerosi e pregiati oggetti di ceramica, bronzo e ferro. Tra questi è degno di nota il meraviglioso affibbiaglio di bronzo con sfinge e cavallo ed un kantharos di bucchero decorato a stampiglia. La visita al museo è agevolata da plastici, pannelli esplicativi e ricostruzioni aventi ad oggetto le informazioni acquisite dagli scavi.”

Ed ecco la storia, che abbiamo recuperato, del  Parco Archeologico.

“L'area del lago dell'Accesa fu scavata per la prima volta nel corso di tre campagne tra il 1922 e il 1936, sotto la guida dell'archeologo Doro Levi e con la collaborazione di Gaetano Badii (Sodacavalli, Macchia del Monte, Podere Nuovo, Campo al Ginepro).

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Un sistematico lavoro volto a riportare alla luce l'intera area archeologica iniziò nel 1980 ad opera dell'Università di Firenze sotto l'egida di Giovannangelo Camporeale, quando furono rinvenuti numerosi insediamenti abitativi che documentano un lungo periodo storico dal IX al VI secolo a.C. Negli anni tra il 1991 e il 1992 è stata riportata alla luce la necropoli di Podere del Lago.

Nel 2001 viene ufficialmente istituito il Parco archeologico del lago dell'Accesa, che interessa una vasta zona coperta da un bosco di lecci, ornelli e querce di grande valore naturalistico, con la realizzazione di sentieri attrezzati dotati di pannelli esplicativi che ne facilitano la visita. Dal 2004 è inserito nella rete museale provinciale Musei di Maremma.”

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Detto dell’imperdibile Parco e del Lago, che a giugno scorso Legambiente e Touring ancora una volta hanno insignito del numero massimo delle Vele – cinque – di indubbio valore turistico e di risonanza internazionale. Non ci rimane che esortare i nostri colti Lettori a visitare il luogo, fonte di meraviglie note e inattese per nutrire, oltre alla mente, l’anima, mai sazia: le vacanze natalizie potrebbero essere l’ideale.

DOVE SI TROVA.  Il Parco Archeologico Lago dell’Accesa si raggiunge con la Strada Provinciale 49 Località La Pesta – Lago dell’Accesa. Il Museo Archeologico Giovannangelo Camporeale si trova a Massa Marittima (Gr) in Piazza Garibaldi – Palazzo del Podestà. Info e prenotazioni: 0566 906525 (Museo),  0566 902289 (Parco Archeologico),  email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , sito web: www.massamarittimamusei.it  

RINGRAZIAMENTI. Alla Dottoressa Serena Nocciolini che, più degli altri, si è“spesa” per aiutarci nel nostro lavoro con l’esaudire ogni richiesta. Un grazie alla Dottoressa Roberta Pieraccioli, che ha coordinato con discrezione ogni cosa.

Infine, la magnifica Professoressa Patrizia Vallone, che ci supporta e sopporta; valido aiuto nello scartabellare qua e là, nonostante un problema fisico che ne ha limitato molto le funzioni motorie; ora è in positiva convalescenza, ma ne avrà fino a metà dicembre.
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CREDITI. Alcune delle immagini e i testi virgolettati sono un gradito apporto della struttura museale civica, altre sono frutto di una ricerca redazionale. Il disegno del titolo, di fantasia, è ancora una volta, frutto arrogante delle nostre matite, pardon.

CONCLUSIONI. Ricordiamo ancora una volta che il nostro testo, pur con ogni attenzione nell’analisi dei contenuti, non ha pretese da Studioso, ma è di mera divulgazione. 

Buone Feste a tutti coloro che le rispettano e buon riposo a chi può approfittare di questa pausa. Sperando di risentirci il prossimo gennaio, buon Anno a tutti.

Dicembre 2019.

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