Stampa

ARCHEOCHICCA (LXVIII) - LO STAMNOS ATTICO

on .

nov-19 disegno-titolo - Copia

ERACLE VINCENTE E BEFFATO
UCCIDE E… RITIRA IL PREMIO

MUSEO ARCHEOLOGICO 
NAZIONALE DI SIENA

di Sergio Murli
Siamo nella stupenda Siena  –  che altro dire? – dove si trova un altrettanto magnifico Museo archeologico; nel cui Edificio, opera come Responsabile del Servizio programmazione culturale musei e servizi amministrativi la Dottoressa Debora Barbagli, nostra referente,  sotto l’attento controllo della Dottoressa Giuseppina Carlotta Cianferoni, Responsabile del Museo Archeologico Nazionale.

È qui  presente un vaso attico, uno stamnos, che è un capolavoro di fattura e che tratta una vicenda famosa nel quadro delle fatiche di Eracle: la drammatico-tragica disputa tra l’Eroe nerboruto e il re Euristeo, i suoi figli e, in particolare, Iole, la figlia offerta in dono al vincitore della gara di tiro con l’arco – eventualmente se ci fosse stato – contro il re e i suoi valenti e orgogliosi eredi, considerati imbattibili arcieri, almeno fino al momento dell’interessamento di Eracle…

nov-19 stamnos1 IMG 2201
Ma, particolare ancora più interessante, è la vicenda come è ritratta sul nostro vaso: sono rappresentati soltanto alcuni dei personaggi prima della fase movimentata, culminante nella gara, poi vinta da Eracle, c’era forse qualche spiegazione, qualche ragione?

Ciò ci fa pensare che questo stamnos facesse parte di una serie che via via raccontava a puntate lo svolgimento di questa vicenda, di questo mito. 

Poche parole sul recipiente in questione; era un vaso di tipologia e origine greca, di forma globulare, con collo brevissimo e spalla fortemente convessa, munito di due anse orizzontali; conteneva solitamente olio, vino e, talvolta, monete.

Intanto eccoVi le notizie, forniteci dalla Barbagli: “…presenta su di un lato tre figure maschili stanti: quella centrale barbata, vestita del solo himation, tiene la mano destra appoggiata ad un bastone. Ai lati, due figure maschili connotate come arcieri, vestite di corta tunica e copricapo, impugnano entrambi l'arco. Sull'altro lato tre figure maschili stanti avvolte nell'himation; quella centrale barbata, tiene un rhyton.

nov-19 stamnos2 IMG 2203
… si tratterebbe della rappresentazione del re Eurythos e dei figli arcieri, fratelli di Iole”.

Purtroppo, gentili Lettori, non ci sono state inviate le misure; e la qualità delle foto non rende giustizia alle maestose figure effigiate dall’artista, ce ne scusiamo. 

Lo stamnos è opera del pittore eponimo Bargagli (così denominato dal Bruni che ha proposto l’attribuzione) e proviene da una tomba di S. Apollinare a Sarteano. Dalle sepolture della zona, vengono anche due situle bronzee, uno skyphos attico più altri frammenti di ceramica.

Particolare suggestivo, dentro allo stamnos è stato recuperato uno scarabeo di corniola: ulteriore dono “celato” per il defunto? Lo scarabeo, con inciso Teseo con la clava, è collocato ora accanto al vaso nella vetrina.

Ora, gli “inconvenienti” che si incontrano quando si vuole risalire alle fonti; quella del Museo senese si attiene alla descrizione, più che esauriente di Apollodoro (probabilmente ateniese, erudito e filologo del II sec. a.C.). A lui fu falsamente attribuita la cosiddetta “biblioteca di Apollodoro”, raccolta stringata e in forma semplice e di facile lettura di fasti e miserie, divinità ed eroi della mitologia, la cui compilazione risale probabilmente (così dicono gli Studiosi) al I secolo d.C., cioè trecento anni dopo, che per l’epoca non erano poco. Di più non sappiamo; da qui l’idea che facilmente, come del resto con Omero, si tratti di un personaggio inventato, utile per firmare ciò che forse era il compendio di più voci e, magari, di più epoche.

nov-19 stamnos3 IMG 2204
Già, ma altre versioni abbiamo trovato e consultato, senza da parte nostra alcuna particolare “simpatia” per l’una o l’altra. 

Prima però partiamo da quella accettata dal Museo di Siena, appunto quella di Apollodoro:
“… dopo queste imprese, Eracle tornò a Tebe e diede Megara in sposa a Iolao. Anche lui desiderava sposarsi. Venne a sapere che Eurito, re di Ecalia, aveva posto in palio le nozze con sua figlia Iole a chi avesse vinto nel tiro con l’arco lui e i suoi figli. Eracle si recò a Ecalia e li vinse nella gara, ma non poté sposare Iole: Ifito, il maggiore dei figli di Eurito, era del parere di concedere la fanciulla a Eracle, ma Eurito e gli altri si opponevano, dicendo di temere che Eracle, qualora avesse avuto dei figli, li uccidesse, come già aveva fatto.

nov-19 DZpvQDYXUAAUBWy - Copia
Non molto tempo dopo Autolico rubò delle vacche in Eubea, ed Eurito pensò che la colpa fosse di Eracle. Ifito non ci crede e va da Eracle, si imbatte in lui che sta tornando da Fere dove aveva restituito ad Admeto Alcesti, che era morta. Gli chiede di aiutarlo a cercare le vacche. Eracle acconsente e gli dà  ospitalità. Ma, colto da un accesso di follia, lo scagliò dalle mura di Tirinto. Per farsi purificare da questo delitto, Eracle si reca da Neleo, re di Pilo, ma Neleo, che era amico di Eurito, lo scaccia;  allora egli si reca da Amicle e viene purificato da Deifobo, figlio di Ippolito.

A causa dell’uccisione di Ifito, Eracle fu colpito da una tremenda malattia e si recò a Delfi, per chiedere come poteva guarirne. La Pizia però non gli dava il responso; allora lui voleva saccheggiare il tempio, portar via il tripode e fondare un suo proprio oracolo. …. Eracle riceve la risposta dell’oracolo, il quale dice che sarà liberato dopo essere stato venduto, aver servito per tre anni un padrone e aver dato a Eurito il ricavato della vendita come prezzo per l’uccisione di Ifito. … Ma quando gli fu portato il prezzo della vendita, Eurito non volle accettarlo. 

nov-19 Gemmae et sculpturae antiquae 1694 14577090698 - Copia
… Giunto a Trachis, raccolse un esercito per marciare contro Ecalia e vendicarsi di Eurito. Combattevano insieme con lui Arcadi, Maliaci di Trachis, Locresi Epicnemidi. Egli uccise Eurito e i sui figli e conquistò la città. Poi diede sepoltura a quelli che erano morti combattendo al suo fianco – Ippaso figlio di Ceice, Argeo e Mela figli di Licimnio – ,saccheggiò la città e si portò via, come schiava, Iole. …

Poiché voleva compiere un sacrificio, mandò a Trachis l’araldo [Lica] perché gli portasse una tunica bianca. Da Lica Deianira venne a sapere di Iole: ebbe allora paura che Eracle l’amasse più di lei, e, che il sangue di Nesso fosse veramente un filtro d’amore, intrise col sangue la tunica di Eracle. Eracle la indossò e iniziò il sacrificio. Man mano che la tunica si riscaldava, il veleno dell’idra gli disseccava la pelle. …

Allora Eracle sollevò Lica afferrandolo per i piedi e lo scaraventò giù, poi cercava di strapparsi la tunica incollata al corpo: ma strappava insieme anche la carne. In queste condizioni viene trasportato per nave a Trachis. Quando seppe l’accaduto, Deianira si impiccò. Eracle ordinò a Illo, il maggiore dei figli che gli erano nati da Deianira, di sposare Iole quando fosse diventato adulto, poi si fece portare sul monte Eta – che si trova nella regione di Trachis – , qui fece innalzare una pira, vi salì e ordinò di darle fuoco.

nov-19 970px-Tiryns - Cyclopean masonry - CopiaMa nessuno voleva farlo, e fu Peante, che passava alla ricerca delle sue greggi, ad appiccare il fuoco. A lui Eracle fece dono del suo arco e delle sue frecce.”
 
Ora, una “generica”: Iole figlia di Eurito, re di Ecalia. Richiesta inutilmente in sposa da Eracle, che si era follemente innamorato di lei, fu da lui presa con la forza dopo che le ebbe ucciso il padre e distrutto la città di Ecalia. Quando l’eroe morì, per effetto della camicia imbevuta di succhi velenosi, inviatagli dalla inconsapevole moglie, Deianira, per riconquistarne l’amore, Iole, secondo la volontà dello stesso Eracle divenne sposa di Illo, figlio dell’eroe e di Deianira. 

nov-19 images - Copia
Ifito, eroe del ciclo di Eracle, sostenne contro il padre e i fratelli le ragioni del semidio che, come da patto, pretendeva in sposa la loro figlia e sorella Iole; lo aiutò anche quando egli fu ingiustamente accusato di un furto di bestiame ai danni di Eurito. Finì tuttavia precipitato dall’eroe in un momento di furore giù dalle mura di Tirinto.

Stranamente, Iole, nel testo del Mottini, Mitologia Greca e Romana, manca pur essendo citata nell’elenco a pag 186, comunque è del settembre 1937 (magari sarà un difetto della nostra copia).

nov-19 Deianira - offerta della veste - pelike V sec. a.C. - Copia
Invece, nel Dizionario di Mitologia della Carassiti, Grandi Tascabili Economici, Roma 1966: Iole, figlia di Eurito, re di Ecalia in Tessalia. Eurito promise la figlia a chi l’avesse battuto in una gara di tiro con l’arco. Eracle vinse, ma Eurito non volle concedergli la figlia. L’eroe allora la rapì, ma Deianira, gelosa, uccise Eracle con una veste avvelenata dal sangue di Nesso (che era un centauro; fu ucciso da Eracle con una freccia… avvelenata). Iole sposò Illo, figlio di Eracle. Ifito, fratello di Iole, appoggiò contro il padre le ragioni di Eracle che reclamava Iole in sposa come premio per la sua vittoria di tiro con l’arco. 

Poi conviene tenere conto anche dello zampino di Ovidio: Iole, figlia di Eurito e di Antiope, sposò Illo e divenne madre di Cleodeo e delle figlie Evaechme, Aristaechme ed Hyllis. Bellissima donna, fu promessa in sposa a chiunque avesse battuto il padre e i suoi fratelli in una gara di tiro con l’arco e nessuno all’infuori di Eracle fu in grado di batterli. Così Eurito, consapevole del fatto che Eracle in precedenza aveva fatto fare una misera fine alla prima moglie Megara (secondo alcuni testi uccisa in un impeto d’ira, secondo altri ceduta al nipote Iolao), sospese la gara e gli negò Iole.


nov-19 bis-nessus-and-deianeira-coloring-page - Copia
Poi, per sfuggire alla cattura durante il saccheggio della città ad opera dell’arrabbiatissimo Eracle, Iole si lanciò dalle mura per uccidersi, ma nel volo, il vestito si allargò come un ombrello, così da permetterle di arrivare a terra senza danni; scoperta e catturata, fu consegnata all’eroe che ne fece una sua concubina.

Questo… interessamento risultò fatale ad Eracle, perché Deianira, pazza di gelosia, lo avvelenò. Eracle, prima di morire, volle che il figlio maggiore Illo, sposasse Iole.

Si deve ad Ovidio il racconto della vendetta di Iole, che durante la permanenza coatta, dominò Eracle, sottilmente portandolo alla sottomissione, fino a costringerlo a vestirsi da donna, mentre lei si appropriava della sua pelle di leone e della sua mazza.  

nov-19 bis-M0001783 - Copia
Questa punizione fu la feroce rappresaglia per l’uccisione di suo padre durante l’assedio, da parte del nostro irascibile, ma giustificabile, eroe. 

Tralasciamo altri testi, per la verità di tenore e tono simili ed arriviamo ad una conclusione ovvia; pur con qualche variante, è evidente l’appartenenza allo stesso ceppo, quello di Apollodoro.

Dunque, bene ha fatto il Museo senese ad attenersi a questo “autore”, che racconta in modo esauriente il mito di Iole e dei suoi fratelli, anche se, scusate l’audacia, ci conferma nell’idea che più stamnoi saranno stati necessari per illustrare questa severa storia, dall’inizio alla fine… Ci solletica l’idea dei vasi in bella mostra dal ceramista a disposizione di una clientela aristocratica, danarosa, esigente e competente.

Concludiamo ora, dopo questa interessante avventura che rende giustizia anche alle strambe peripezie di Eracle:  non va dimenticato che è vittima fin dalla nascita della volontà vendicativa di Era: perché la moglie di Zeus, non tollerandolo come frutto di una scappatella coniugale, lo osteggiò sempre, instillandogli il germe della pazzia.

Dunque, comprensione, egregi Lettori, per questo tribolato eroe.
nov-19 ranuccio-bianchi-bandinelli-826660
Ora, qualche cenno sull’edificio che ospita la nostra chicca, servendoci delle note del sito del Museo. 

“Il Museo Archeologico senese fu organizzato tra gli anni ‘20 e ‘30 del Novecento, grazie al contributo del celebre archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli, allora agli inizi della carriera. All’epoca esistevano in città due nuclei di antichità, uno dei quali raggruppato presso la Biblioteca Comunale.

Contemporaneamente anche l’Accademia dei Fisiocritici, che già aveva un museo numismatico, conservava alcuni reperti archeologici e dalla fine dell’800 ospitava anche la collezione Mieli, donata al Comune di Siena nel 1882 e costituita dal materiale raccolto nei suoi possedimenti di famiglia nei dintorni di Pienza.

Oltre a questi lotti, confluì nel costituendo museo l’importante collezione Bargagli di Sarteano, formata tra l’ultimo venticinquennio dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, lasciata in eredità allo Stato nel 1918 e trasferita successivamente a Siena, costituita per la maggior parte da ritrovamenti fortuiti, ma anche dai materiali di scavi condotti nelle proprietà di famiglia sia nei pressi di Sarteano che di Casole d’Elsa. Negli anni 1951-52, inoltre, entrarono a far parte del museo due altre importanti raccolte, la Chigi Zondadari e la Bonci Casuccini.

La prima fu costituita fra l’ultimo quarto dell’Ottocento e gli inizi del Novecento dal marchese Bonaventura Chigi Zondadari: la collezione comprendeva materiale dal territorio, ma anche oggetti acquistati sul mercato antiquario, soprattutto romano e alla fine dell’Ottocento era una delle più importanti raccolte private italiane.

La collezione Bonci Casuccini, formata agli inizi del Novecento da Emilio Bonci Casuccini, comprendeva i materiali in larga parte provenienti dal territorio chiusino raccolti nella villa della Marcianella, passati nel 1952 allo Stato e trasferiti a Siena.

nov-19 ARCHEO-urn-fittili-1-big - Copia
Nel corso degli anni il museo si è arricchito per il materiale, soprattutto da contesti funerari, recuperato nel corso di campagne di scavo condotte nel territorio senese.

Esso viene così ad essere oggi articolato in due sezioni, la sezione topografica, che illustra gli aspetti salienti dell’archeologia del territorio senese, con particolare riguardo ai rinvenimenti nel tessuto cittadino, nel suo hinterland più prossimo, nel Chianti, nell’alta Val d’Elsa e il cosiddetto Antiquarium che comprende appunto le varie collezioni. Dalla sede storica di via della Sapienza, il museo è stato trasferito nel 1993 all’interno del Santa Maria della Scala e dal 2001 è allestito nei ‘cunicoli’ affacciati sulla strada interna dell’antico ospedale.”


DOVE SI TROVA. Il Museo Archeologico Nazionale si trova nel Complesso Museale Santa Maria della Scala, piazza Duomo 2, tel. 0577 286300, sito web https://www.santamariadellascala.com/it

nov-19 museo B-HDPisIcAA3NG  - Copia
RINGRAZIAMENTI. Come sempre la paziente e provvidenziale professoressa Patrizia Vallone; poi per l’interessamento, la Dottoressa Giuseppina Carlotta Cianferoni che ci ha concesso l’aiuto della Dottoressa Debora Barbagli, per esaudire le nostre richieste.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO. S. Bruni, Ceramiche sovradipinte del V sec. a.C. dal territorio chiusino: il gruppo Vagnonville. Una proposta di definizione, in La civiltà di Chiusi e del suo territorio, atti del XVII convegno di Studi Etruschi, Firenze 1993, pp. 271-295.

D. Barbagli, G.C.Cianferoni, La collezione Bargagli. Scoperte archeologiche tra Sarteano e Casole d'Elsa, in G. Baldini, M. Bezzini, S. Ragazzini (a cura di), La collezione Bargagli nel museo civico archeologico e della collegiata di Casole d'Elsa. I,Siena 2012, pp. 35-43.

CREDITI. Oltre ai testi del Museo senese, l’uso del volume da Apollodoro – I Miti Greci (Biblioteca) -  a cura di Paolo Scarpi – traduzione di Maria Grazia Ciani – Fondazione Lorenzo Valla/ Arnoldo Mondadori Editore – giugno 2000; alcune delle immagini sono una cortesia del Museo, comprese quelle dello stamnos, altre sono una scelta redazionale. Il disegno è una nostra, speriamo, accettabile debolezza.

CONCLUSIONI. Questa puntata è tutta frutto del nostro ritorno a Roma, con le conseguenze positive e negative del caso; noi proveremo a tirare avanti. Ciao.
 

Condividi questo articolo

facebook