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ARCHEOCHICCA (LX) - RASOIO DEL IX SEC. A.C.

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COME SI RADEVANO
PRIMA DEI ROMANI

MUSEO DELLA CITTÀ E DEL
TERRITORIO DI CORI (LT)


di Sergio Murli
Intanto, egregi Lettori, una precisazione sul titolo, ovvia e doverosa. 

Quelle affermazioni sul rasoio prima di Roma, sono … scenografiche; è più che provato che i periodi sono pressoché coevi, risultando l’insediamento nella valle del Tevere, sui Colli “fatali”, appunto dello stesso periodo storico. Inoltre, il rasoio più che la chicca, è un pretesto per “entrare” e raccontare la bellissima Cori.

La “fondazione” di Roma, come anche da noi umilmente ricordato in altra chicca (Enea e il suo approdo mitico sulle coste laziali), fissata dagli antichi su commissione e indicazione di Augusto, alla data leggendaria del 753 a.C., fa sicuramente un torto alla vetustà della Città Eterna, certamente collocabile come insediamento iniziale all’ XI-X secolo a.C., in periodo abbondantemente situato nel IIB che ci riguarda con i reperti presenti in questo Museo e probabilmente anche nella parte finale del IIA. Sono queste fasi stabilite dagli Studiosi, per delimitare i periodi storici degli eventi succedutisi al momento di passaggio dopo la preistoria italica e particolarmente laziale, verso uno stadio agevolmente leggibile. Per i volenterosi che volessero saperne di più, c’è copiosa pubblicazione.

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Intanto, le caratteristiche tipo dell’insediamento IIB, danno come risultato abitati costruiti in posizione elevata, anche se, per esigenze allora limitate, tali altezze si esprimono in quella che chiamiamo bassa collina; in più a difesa delle dimore (vedi primitiva Cora) veniva approntato una specie di muretto, composto da terra e pietre di varia grandezza con l’uso anche di legname.
Evidente, lo scopo era dissuasivo nei confronti di estranei che spesso preferivano passare oltre.

La individuazione dei resti di questo fossato (aggere) ci permette di ipotizzare una popolazione abitativa che poteva ammontare a qualche centinaio di occupanti all’interno, ma non ci dice se la vita sociale di questi residenti fosse di fatto locata anche nei dintorni.

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Non abbiamo notizie certe sui miglioramenti nelle colture agricole di questi centri in confronto a periodi anteriori; ma sicuramente – ne fa fede il recupero di attrezzi nelle sepolture – c’è una certa familiarità con oggetti di uso quotidiano di bronzo, a dimostrazione di un’accresciuta esigenza della popolazione, stimolante dunque le piccole fonderie e fabbrichette sicuramente sorte nella zona; anche, e di riflesso, a miglioramenti di tipo agricolo, purtroppo però non documentabili.

Allo stato attuale degli studi, non è possibile affermare la sicura appartenenza a officine locali in specie dei manufatti enei e ferrosi, anche perché quest’ultimi sono piuttosto scarsi; l’unica certezza è la provenienza di questi da terre italiche che per ora è limitante, ma la scienza fa passi decisivi aiutata da mezzi sempre più moderni.

I reperti riscontrabili, in prevalenza anche nelle sepolture del Territorio di Latina, sono ceramici, metallici, e, per piccoli oggetti di tipo ornamentale: osso, pasta vitrea, ambra e compositi e si riferiscono, nel nostro caso, alla fase IIB, a manufatti di bronzo.

È interessante notare che la necropoli e la stipe votiva dell’Osteria dell’Osa e di Caracupa a Valvisciolo (Sermoneta) hanno restituito copioso materiale che si può ammirare in parte nel Museo corese, oltre a quelli presenti in tutti i depositi o nelle necropoli del Lazio, di fase IIB.
L’elenco fornitoci dai Responsabili museali, che fin da ora ringraziamo, è necessariamente solo indicativo, essendo il materiale ancora da pubblicare e di proprietà della Soprintendenza, che lo ha lasciato per ora in affido  alla sede corese.


Inoltre, nel rasoio semilunato, non essendo in possesso di studi e pubblicazioni che purtroppo latitano da oltre un secolo, ne accenneremo un poco oltre nel finale: lama a curva, con sperone all’inizio della parte cava del dorso, fornito di manico fuso, terminante con un occhiello, è evidente una decorazione finale a forma di anatra.
È anche questa una descrizione obiettivamente scarna... 

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Collocazione: Vetrina 4, sezione Preistoria e Protostoria, Museo della Città e del Territorio di Cori.
 
Inventario Museo: 53
 
Bibliografia dei reperti:
M. ANGLE, A. GIANNI, La necropoli dell'età del ferro di Caracupa, in La Valle Pontina nell'Antichità, Atti del Convegno (Cori 13-14 aprile 1985), Roma 1990, pp. 23-30.”


A proposito dell’oggetto, primo pretesto del nostro articolo: quando si radevano si ponevano davanti a una fonte di luce, sì ma per vedersi in volto come facevano? Ci siamo spesso chiesto in questi giorni e lo abbiamo domandato in giro a persone più e meglio qualificate di noi, poveri “cronistorici”, ma il risultato è stato insoddisfacente: chi non era certa e chi era pesantemente influenzata dall’area di propria competenza.

Abbiamo dunque ipotizzato qualche risposta; eccole:

I, l’“ovvio” specchio di bronzo; ma a quei tempi, IX secolo a.C., era poco o per niente diffuso; di derivazione egizia, furono rari, introvabili e di uso sacrale. Più tardi e più numerosi dalla Grecia, ma le forme assunte, spesso artisticamente di gran pregio, ne limitarono la diffusione ai mercati più ricchi, per esempio quelli etruschi (da Vulci e Perusia), che appariranno solo qualche secolo dopo.

II, una bella bacinella di terracotta o bronzea, ricolma d’acqua ben stabile per non far venire il mal di testa al… barbuto.

III, il concorso e l’aiuto di un familiare o di un servitore fidato: la lama tagliava bene se ben affilata…
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Fate voi e scegliete quella che più vi piace o magari, trovatene qualche altra, per il bene della conoscenza. Ovviamente, senza toccare l’ altrui suscettibilità, simili spesso in questo campo a terreni minati.

Ricordiamo come sempre che il nostro ruolo, è di semplici divulgatori, lasciamo agli Studiosi oneri e onori, che qualche volta portano alla gloria.

Perciò il nostro scritto, probabilmente scandagliato in lungo e in largo da Lettori locali, che comunque ringraziamo per l’interesse, sarà per Loro avaro di novità e sorprese, ma ripetiamo, non siamo studiosi né specializzati, ma divulgatori, e dunque ciò che scriviamo servirà per coloro che, da esterni ne vedranno stimolato l’interesse a visitare questa magnifica cittadina laziale. E rimanerne poi affascinati.

Riportiamo, per gentile concessione la storia della città di Cori
 “Cori sui primi contrafforti dei monti Lepini a circa 400 metri slm, si trova nella provincia di Latina a 25 Km dal capoluogo e 54 km da Roma. È raggiungibile attraverso l’autostrada A1 con uscita a Valmontone passando per Artena e Giulianello, o con le strade statali Appia (SS1) e Pontina (SS148) deviando in corrispondenza di Cisterna di Latina (9km da Cori). Pullman di linea collegano la città con la stazione ferroviaria di Cisterna di Latina sulla linea Roma-Napoli; altre linee di trasporto pubblico la collegano direttamente a Latina, Velletri e Roma.
A fronte di cospicue notizie storiche, che la vedono protagonista in avvenimenti dei tempi della monarchia di Roma (VII e VI secolo a.C.), Cori svela una strutturazione urbana, con mura e terrazzamenti in opera poligonale ed importanti aree santuariali, a partire dalla fine del VI secolo a.C.

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Dal tempo della guerra Latina (dal 496 a.C.) alla definitiva incorporazione nello stato romano (dopo la Guerra Sociale, 90 – 88 a.C.), Cori mantenne una larga autonomia politica ed amministrativa come una città alleata di Roma. In questo lungo  periodo di tempo la città si arricchì di edifici e monumenti: le mura e le torri, i templi di Ercole e i Dioscuri, il Ponte della Catena. 

Gli incerti dati per l’età tardo antica, alto medievale e per l’epoca medievale ( con il probabile saccheggio della città da parte delle truppe di Federico Barbarossa nel 1167) sono compensati dal ricco tessuto edilizio che ancora oggi caratterizza l’abitato e dai numerosi edifici e monumenti eretti in questo periodo (quartieri medievali, chiesa di S.Oliva, Candelabro Pasquale di S. Maria della Pietà).

Nell’età rinascimentale e moderna, Cori, mai sottoposta a signorie mantenne larga autonomia come feudo del senato di Roma, condizione da cui fu affrancata nel 1847.
Numerosi gli edifici, i palazzi e i monumenti di questo periodo (tra tutti spiccano la straordinaria cappella dell’Annunziata e il complesso monastico di S.Oliva).
Con l’unità d’Italia e la fine dello Stato della Chiesa, Cori venne prima annessa alla provincia di Roma e quindi a quella di Littoria (1934, oggi Latina).”

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Ulteriore datazione
Una datazione estrema della Città, attraverso gli innumerevoli frammenti recuperati negli unici due punti: all’interno della cinta muraria di possibile indagine, oltre tutto recente, raccontano di un insediamento da far risalire senza dubbio all’età del Ferro e con la stabilità, consentita dalle condizioni di sicurezza del luogo piuttosto elevato per l’epoca, zona certamente visitata e valorizzata anche in epoche precedenti, soltanto magari in via sporadica. I resti ceramici erano certamente sul terreno all’atto della costruzione delle prime mura difensive e inglobate di fatto alla base delle stesse mura hanno costituito prova inconfutabile. Ciò dimostra che Cori è stata abitata, ben prima di quanto già coraggiosamente si osasse pensare. Altro che mitici fondatori, la scienza e la conoscenza emergono sempre e comunque.

Riportiamo per gentile concessione del Museo “Origini mitiche dell’antica Cora”.

Con integrazioni e precisazioni che male non dovrebbero fare alla verità

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“…Filoni leggendari, difficilmente conciliabili, riguardano la fondazione di Cora.
Plinio e Solino, rispettivamente nel I e nel III secolo d. C., affermavano che la città era stata fondata da Dardano (ma qui sconfiniamo nella mitologia…), prima che questi lasciasse l’Italia alla volta dell’Oriente, dove un suo discendente avrebbe fondato Troia. E’assai probabile che la notizia pliniana, poi passata in Solino, derivi da una consolidata tradizione (novella) già formalizzata, alla metà del II secolo a. C., nelle Origines di Catone. Eppure non può escludersi la nascita di questo mito dalla assonanza del nome di Cora con quello di Corithus, l’etrusca Cortona, che una ben più affermata tradizione (leggenda) considerava fondata da Dardano.”

Ora è bene tenere i piedi per terra: Cora è reale, Cortona altrettanto, dunque non possono essere state erette da qualcuno che ha la stessa consistenza impalpabile di personaggi creati da scrittori di famosi racconti, personaggi per esempio come Pinocchio, o Giulietta e Romeo o della Sirenetta, che hanno luoghi e località per documentarne artatamente la reale consistenza e che sono anch’essi frutto di fantasia. Ovviamente, senza offendere nessuno, irreali e reali.

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Nell’Eneide di Virgilio, in Diodoro Siculo e nell’anonima Origo Gentis Romanae, la città compare tra quelle che nella profezia di Priamo si indicano come fondate dalla famiglia reale di Alba Longa: Cora sarebbe quindi sorta ad opera del re Silvio, pronipote di Enea, nella generazione successiva alla fondazione di Alba. Virgilio conosce anche l’origine argiva dei tre fratelli Cora, Catillo e Tiburto: questi ultimi sono i tradizionali fondatori di Tivoli dopo la guerra tra Enea e Turno. Al primo, il commentatore di Virgilio, Servio (fine del IV secolo d.C.) attribuisce la fondazione di Cora. I tre fratelli sarebbero stati i figli di Catillo, definito generalmente arcade e prefetto di Evandro, oppure i figli di Catillo di Argo, figlio di Anfiarao, che dopo la morte prodigiosa del padre a Tebe, fu mandato in Italia con una spedizione chiamata ver sacrum, dove procreò i tre figli.”

Gira un po’ la testa a tener dietro a questi racconti fantasiosi.
Comunque i miti rimarranno per sempre affascinanti, restando saldi nella nostra fantasia di sognatori.
Temiamo che qualcuno, ma speriamo di sbagliarci, trascuri volutamente il significato della parola “mito”, tanto da farlo confondere e fondere, appunto, con “tradizione storica”, che ovviamente non è la stessa cosa. 

Il grande problema è purtroppo l’interesse di alcuni piccoli e pochi centri della Penisola che altro non hanno da mettere in campo per farsi una discendenza storica millenaria. Questo non è il caso di Cori, Cortona, e di molte altre città ben documentate di vicende storiche antiche e arcaiche; di miriadi di centri italici colmi di condottieri, santi, artisti, manieri, edifici sacri, monaci e papi; dunque di virtù storica. 

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Riteniamo, e scusateci l’ardire, che bisognerebbe insegnare ai bambini fin dalle scuole inferiori il corretto modo per leggere e capire come hanno avuto origine i Miti, creati da quei meravigliosi poeti e scrittori dell’antichità, che hanno creduto in ciò che scoprivano nei reperti più antichi del loro tempo, la loro età classica, del VI – V sec. a.C., le rovine che visitavano, anche di migliaia di anni prima, o che raccontavano loro i viandanti. 

Ed ecco i due modi di lettura “analitica”, uno corretto, l’altro chiaramente fuori logica. Sta a Voi quel coraggio, atto a percorrere una strada severa e chiarissima.

I modo – per esempio, Omero, o chi per lui, visita rovine di città possenti con mura e porte monumentali, palazzi e grandi piazze, muti da secoli e ne ricava racconti favolosi: Agamennone, Paride, Achille, Priamo, Ettore, Cassandra, Menelao, Elena, Calcante, Criseide, Briseide, e cento altri. Con un’unica comune verità: sono personaggi di fantasia, mai esistiti, compresi ovviamente dei e semidei, che ben si collocano quando serve il motivo trascendentale. E fa capolavori. 

Di questi capolavori, anche d’altri autori, si servono come guida gli studiosi più recenti, dagli alessandrini ai latini, fino al Rinascimento e oltre.
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Come d’incanto, leggendo quegli scritti, si “scoprono” la reggia di Priamo, le porte del duello tra Achille e Ettore, i segni delle fiamme della città distrutta e si dice: il mito aveva ragione… pensate a Schliemann e ai gioielli indossati dalla moglie Sofia, trovati nelle tombe reali con le maschere d’oro di chissà quali monarchi, loro sì reali, ma senza nome; non frutto di una fantasia feconda, utile se usata bene.

I miti sono le leggende dei grandi scrittori dell’antichità, non roviniamone la reputazione che ora, se potessero, li farebbero sorridere per la piega presa.

II modo – Omero, o chi per lui, con i suoi scritti, ci ha aiutati a scoprire siti che magari senza il suo contributo, avrebbero avuto, ancora secoli di oblio. 

Noi ora con la conoscenza acquisita, attraverso l’uso appropriato della scienza in evoluzione, diamo nome a quelle città e, quando è possibile, a quelle genti e a quelle storie.  Sono assolutamente, rigidamente, reali.

Questo è indispensabile far capire alle nuove generazioni e tenere separati, quanto possibile, Storia e Mito, altrettanto utili alla loro maturazione. 

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Cartina con siti numerati

1. La cinta muraria è realizzata in opera poligonale di prima maniera (fine del VI – inizio del V secolo a.C.) e restaurata in opera poligonale di III maniera (IV – III secolo a.C.). un imponente intervento di ricortinatura in opera incerta con l’aggiunta di torri semicircolari risale alla fine del II secolo a.C. 

2. Il Ponte della Catena, del IV – III secolo a.C., è uno dei più antichi e originali di tutto il Lazio. L’arco a tutto sesto è stato realizzato in blocchi di tufo, con conci a superficie bugnata, posti di taglio in almeno tre file sovrapposte. Restaurato negli anni ’80 e ancora oggi in uso.

3. Il Tempio detto di Ercole sulla sommità dell’abitato, è di ordine dorico, prostilo, tetrastilo, della metà del II secolo a.C. Sulla porta della cella un’iscrizione reca i nomi dei magistrati che ne curarono la costruzione. È Monumento Nazionale.

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4. Il Tempio dei Dioscuri eretto nella zona del foro di Cora, risale all’inizio del V secolo a.C. nella sistemazione attuale, realizzata intorno al 100 a.C. è corinzio, esastilo, con cella centrale con ali laterali con ambienti sul fondo. Alcuni frammenti marmorei del gruppo scultoreo di Castore e Polluce, sono stati ricomposti nella posizione originale in una sala del Museo.

5. I magazzini romani, grandiosa costruzione in opera incerta del II secolo a.C. sono composti da quattro ambienti ed una cisterna e sostengono la piazza soprastante oggi detta “Pizzidonico”.

6. La Collegiata di Santa Maria della Pietà. L’edificio romanico (seconda metà del XIII secolo), sorto sui resti di un’area templare di età romana, fu completamente trasformato all’inizi dell’XVII secolo. Al’interno si conserva il candelabro per il cero pasquale dell’inizio del XII secolo. 

7. Sui resti di un tempio tetrastilo, forse corinzio, fu eretta la chiesa di S.Oliva nella prima metà del XII secolo. Ad essa fu aggiunta la cappella del Crocefisso (1476 – 1481) con ciclo di affreschi del 1507 nell’abside e del 1533 nella volta; il Convento agostiniano (1467 – 1481) con affreschi nella sala capitolare (1510 circa) e chiostro con loggiato scolpito (1480) e affrescato (1600). L’ex convento ospita il Museo della Città e del Territorio.

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8. La chiesa dei SS Pietro e Paolo, opera di C. Pasquali e G. Zander del 1948 -1953, conserva una pregiata urna funeraria romana della prima metà del I secolo d.C.

9. La via porticata della “sipportica”, ripercorre la via antica che correva sopra le mura arcaiche; essa venne coperta da edifici abitativi e torri sin dal XII – XIII secolo e definitavemte nel corso del XVII secolo.

10. L’Oratorio dell’Annunziata, posto poco fuori la Porta Romana, è fondazione del 1410-13 e conserva un importantissimo ciclo degli affreschi degli stessi anni.L’Oratorio, capolavoro tardo-gotico, è Monumento Nazionale.

11. La Chiesa di S. Francesco, votata alla metà del ‘400, fu edificata tra il 1511 e il 1526. Nella chiesa, restaurata in forme barocche nel XVII secolo, si trova un prezioso soffitto a cassettoni dorati di Luigi Guarnieri (1672 – 1676).
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12. Il Santuario del Soccorso. Nel luogo di una prodigiosa apparizione della Madonna, fu edificata la chiesa (1537), poi rifatta nel 1639. 
 

Una traccia sul Museo della Città e del Territorio. 

Promosso dall’Amministrazione Comunale di Cori nell’ambito dei programmi dell’Ufficio Musei dell’Assessorato della Regione Lazio e finanziato dall’Unione Europea, il museo storico territoriale di Cori si propone come centro del Sistema Museale dei Monti Lepini e punto di riferimento per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e culturale di un ampio settore – tra i meno noti – del Lazio meridionale, al crocevia tra le province di Roma, Latina e Frosinone. …

Il Museo si articola in otto sezioni cronologiche (Preistoria e protostoria; L’Età arcaica; l’Età romana; l’Alto medioevo; il Medioevo; l’Età moderna, con approfondimento tematici sui singoli aspetti della storia dell’area geografica, fisica e antropica); continuità e discontinuità dell’insediamento tra preistoria ed età arcaica; i miti di fondazione; città e territorio in età romana; primi dati sulla cristianizzazione e la storia dell’alto medioevo; storia economica e sociale del medioevo; le Comunità ebraiche; la “scoperta” dei Lepini in età moderna). …

feb-19 capitello ImmagineTra i materiali più significativi nell’esposizione possono ricordarsi: bronzi e ceramiche dalla necropoli e dalla stipe votiva di Caracupa-Valvisciolo (Sermoneta) del IX – VII secolo a.C., affidati al Museo dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio; una esemplificazione delle terrecotte architettoniche dal tempio arcaico di Caprifico (Cisterna di Latina) del 530 a.C. circa, concesse dall’Ashmoleam Museum di Oxford e per la prima volta in Italia; la stipe votiva del tempio detto di Ercole (Cori) del IV – II secolo a.C. già al Museo Nazionale Romano e finalmente proposta al pubblico nella sua completezza.

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Offerta turistica di Cori 

“Negli ultimi anni sono sorti molti bed and breakfast a conduzione familiare, che rappresentano la soluzione più economica e allo stesso tempo molto accogliente, per soggiornare nel centro lepino. Si tratta di camere e piccoli alloggi in edifici antichi finemente ristrutturati, la maggior parte dei quali si trovano all’interno del centro storico.

Più di una decina gli agriturismi immersi nella campagna corese offrono la possibilità di mangiare prodotti appena raccolti e di dormire nella tranquillità dei vitigni e degli uliveti. Le tre cantine principali, oltre ad essere produttrici di vino e olio, gestiscono altrettanti agriturismi con la possibilità di  visite guidate ai vitigni e alle cantine, accompagnate da ricche degustazioni.

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I ristoranti di Cori, più di venti dislocati nel territorio comunale tra agriturismi, trattorie e pizzerie, permettono di assaporare i prodotti enogastronomici locali d’eccellenza, come il vino (Bellone e Nero Buono), l’olio, il pane e il prosciutto cotto al vino, abbinati a gustosi piatti della cucina corese, con un ottimo rapporto qualità prezzo.

In estate, durante il Carosello Storico (rievocazione rinascimentale che si svolge tra giugno e luglio), c’è la possibilità di mangiare nelle taverne all’interno del centro storico, in corrispondenza delle tre contrade della città di Cori (Signina a monte, Ninfina e Romana a valle).

 Due pub a Cori Monte e un pub a Cori Valle, aperti di recente, rendono vive le serate e le notti coresi.”
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DOVE SI TROVA. Il Museo della Città e del Territorio si trova a Cori (LT) in Via G. Matteotti s.n.c., telefono e fax: 06.96617243 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , siti web  www.museodicori.it  e  http://www.comune.cori.lt.it/il_museo.html 

RINGRAZIAMENTI. Tanta pazienza reciproca, ma che fatica tenere duro nonostante le complicazioni delle mancate pubblicazioni da oltre un secolo fa. Un abbraccio alla Dottoressa Trifelli, zelante e rapida ad ogni nostra richiesta, e un saluto al suo Direttore, Dott. Giovanni Caratelli.
Un grato e generoso aiuto, abbiamo ricevuto dalla imprescindibile e fedele Professoressa Patrizia Vallone, così vicina in un periodo di nostra grossa difficoltà fisica.

CREDITI. Le immagini della città di Cori e del Museo, sono parte della Guida e quindi una gentile concessione dei Responsabili locali, compresi i testi; altre sono una scelta redazionale; il disegno del titolo è una elaborazione di Sergio Murli.


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CONSIDERAZIONI FINALI E CONCLUSIONI
. Una considerazione finale da “cronistorici”: il Rasoio di Cori, in particolare, risulta scavato e recuperato dal 1903. Tutt’oggi, a 116 anni non s’è trovato il modo di studiarlo e pubblicarlo; in oltre un secolo, di cose ne saranno successe tante. La guerra italo-turca con la conquista della Libia, la Prima sconvolgente guerra mondiale, sotto l'ala della Monarchia; il Fascismo, la Seconda devastante guerra mondiale; l'Italia repubblicana, il fiorire e rifiorire di scienza e progresso; nuovi metodi di ricerca e studio. E l'elezione di tanti Papi...

Non sta a noi fare considerazioni che non ci competono. Alla prossima avventura, e speriamo bene.
 

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