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ARCHEOCHICCA (XLIX) - DEDICATO ALLA DEA MEFITE

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LO XOANON DELLA “IRRESPIRABILE”
TEMUTA E AMATA MALGRADO I MIASMI

AVELLINO, MUSEO IRPINO
SEZIONE DI ARCHEOLOGIA

di Sergio Murli
Ancora una volta, pazienti e indulgenti Lettori, Vi racconteremo di un vero prodigio, un legno scolpito ed effigiato trovato assieme ad altri, forse di minor pregio artistico e relativamente più recenti, nella fanghiglia di un lago campano e che, nonostante l’età, si è conservato magnificamente per una serie di circostanze fortunate, a dispetto del clima piuttosto umido della zona e l’immersione; già, ma sapete quanti anni ha? Anzi, secoli, anzi millenni? È stato controllato con l’esame del carbonio 14: è del VI secolo avanti Cristo… perciò la datazione è presto fatta.

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È, come dicevamo sopra, non stiamo parlando di terre africane aride, secche e assolate, dove tutto viene conservato dalle sabbie dei deserti, dove si recuperano anche i petali dei fiori delle ghirlande che cingono ancora le mummie egizie.

Il miracolo è frutto di una serie di circostanze, tra le quali è bene ricordare il tipo di acque della zona, altamente tossiche, anzi venefiche: che di fatto hanno impedito qualsiasi proliferare di vita subacquea, compresi vermi e bachi, o tarli e gli eventuali parenti di acque dolci delle famigerate teredini, vero flagello dei navigli di ogni epoca.

Dunque ciò ha permesso la sopravvivenza fino ai giorni attuali della nostra “chicca”, che ha eguali, anche come datazione, soltanto in alcuni esemplari nella Sicilia a clima simil-africano (vedi illustrazione con i tre xoana, da Palma di Montechiaro, Siracusa, Museo Archeologico Nazionale). Altri anche in differenti parti d’Europa ellenica ed ellenistica, sono di ben diversi materiali, ben più resistenti, solidi; oppure di datazione un poco più recente.

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Stiamo parlando dello xoanon, plurale xoana – ne avevamo sentito qualcosa, ma quella certa pigrizia mentale ci aveva impedito di approfondire. Ora la ventura di questo reperto irpino, apparso ai nostri occhi, reclama la giusta collocazione tra le nostre cose: è il conto, lieve, da pagare per la nostra ignoranza; vogliamo chiamarlo nemesi? Ma, forse è un po’ esagerato, chissà. 

Peschiamo qua e là da Wikipedia: “Uno xoanon (dal verbo xein, intagliare o raschiare il legno ) era un'arcaica immagine cultuale in legno della Grecia antica. …. Molte di tali immagini cultuali furono conservate in tempi storici, sebbene nessuna sia sopravvissuta fino ad oggi, eccetto laddove le loro immagini vennero copiate nella pietra o nel marmo. Nel secondo secolo d.C., Pausania descrisse numerosi xoana nella sua Descrizione della Grecia, particolarmente l'immagine di Hera nel tempio a lei dedicato a Samo, affermando che "La statua di Hera Samia, come dice Aethilos, era dapprima una trave in legno, ma in seguito, quando Prokles fu governatore, venne umanizzata nella forma". Nei suoi viaggi, Pausania non fa mai menzione di aver visto uno xoanon di un uomo mortale.”
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Ciò confermerebbe la natura femminile del nostro xoanon che fermamente (per quel che conta) continueremo ad individuare con la dea Mefite.
 
Simili xoana vennero ascritti dai greci al contemporaneo di Dedalo, il leggendario Smilide. Tali figure furono spesso vestite con vero materiale tessile, come il peplo il quale era tessuto e cerimonialmente consegnato ad Atena, sull'Acropoli di Atene.

Il legno di cui uno xoanon era intagliato era spesso simbolico: legni d'olivo, pero, vitex ( arbusto  delle Verbenacee , diffuso negli ambienti umidi mediterranei), quercia, sono tutti specificamente menzionati.
Ad Atene, nell'Eretteo, un antico legno d'olivo, effigie di Atena (il Palladion), veniva conservato. Gli ateniesi credevano che fosse caduto sulla terra dai cieli, come un dono ad Atene; esso poteva ancora essere visto nel secondo secolo d. C.  Sull'isola di Icaria un pezzo grezzo di legno veniva venerato come lo spirito di Artemide in esso contenuto o rappresentato (Burkert).  Ovidio nelle Metamorfosi descrive come nella grotta di Cibele siano state viste numerose immagini di legno.

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… Considerata l'importanza dello xoanon nel culto locale ci si assicurava che esso sarebbe stato accuratamente copiato quando le colonie venivano fondate, e portato via dai coloni dalla città madre.

Strabone  riporta che la metropoli Massalia (attuale Marsiglia) venne fondata dai focesi. Il loro culto di Artemide ad Efeso venne trasferito con la colonia, giustificato nel mito di fondazione da un sogno, e la rappresentazione artistica dell'immagine di culto – Strabone usa il termine diatesis –  venne riesportata nelle sotto-colonie massaliote, "dove essi tenevano il simulacro dello xoanon, e tutti gli altri usi precisamente gli stessi come era consuetudine nella città-madre".

È evidente, per concludere, che emerge prepotente il termine simulacro, fondamentalmente ligneo, di divinità, che conservava nella struttura, l’immagine del tronco da cui era tratto. 

feb-18 Eracle in assalto.Bronzo. Sul braccio la pelle di un lupo - Copia
È bene ora inserire le note, preziose, dal Depliant Museo, inviateci dalla Dottoressa Stefania Picariello del Museo Irpino, sul materiale custodito, tra l’altro, inerente al nostro xoanon: “Sala V: la sala espone il materiale votivo rinvenuto nella Valle d’Ansanto durante i primi scavi Gambino-Onorato degli anni ’50 e pertinente ad un santuario dedicato alla divinità italica Mefite. Il corpus di materiali è di notevole interesse per la varietà di tipologie e copre un arco cronologico di circa cinque secoli, dall’età italica fino all’ età imperiale. La collana d’ambra con teste femminili, gli oggetti di oreficeria, le statuette bronzee, le monete e gli xoana lignei restituiscono l’immagine di un centro di culto estremamente vivo ed attivo in fasi diverse.”

Troverete sparse nel testo, le illustrazioni di alcuni di quegli oggetti; e con queste note, una sommaria classificazione delle due monete: quella magno greca di Siracusa è un bronzo del 274 a.C. con la testa barbuta di Poseidone a sin., l’altra è un’oncia romana del 217 a.C. raffigurante la dea Bellona elmata, o Roma, volta a sin. e un globetto; riduzione unciale, Legge Flaminia dello stesso anno. 

(BELLONA, spesso confusa con Roma elmata nell’interpretazione di alcuni numismatici: era la dea della guerra, latino bellum, sorella o moglie di Marte, venerata a Roma fin dall’epoca repubblicana, divenne culto ufficiale nel III sec. d. C. e accentuò la natura bellicosa e sanguinaria, per cui i suoi sacerdoti furono detti “fanatici”, nel significato di esaltati.)
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Queste testimonianze documentano la presenza di alcuni tra i tanti devoti che hanno visitato il santuario nei tempi antichi.

Gli scavi condotti nell'area hanno portato alla luce una serie di importanti statue lignee, eccezionalmente conservatesi nonostante l'umidità del terreno. Tra di esse, le statuette presentano una stessa tipologia nel rappresentare figure ad erma, tra cui una che sembra distaccarsi dagli altri esemplari e probabilmente potrebbe essere la più arcaica (fine VI sec. a.C.): il grande Xoanon, figura asessuata.

Da G. Colucci Pescatori, "Museo irpino", Cava de Tirreni 1978, pag. 32
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Nel grande xoanon, alto 135 cm, è forse possibile riconoscere un'opera concepita come un vero e proprio signum culturale: il corpo, allungato a forma di stele, è appena mosso nel profilo da un'ampia linea ad "S" che sembra alludere alla struttura anatomica, le braccia sono atrofizzate e il volto è sinteticamente staccato dal piano di fondo da una schematica profilatura a triangolo, sulla cui superficie, privi di scansioni in piani, galleggiano i lienamenti geometrizzati, culminanti nella enigmatica fissità degli occhi spalancati, carica di inquietante suggestione. Sul prospetto superiore del corpo, due sommarie incisioni incrociate ricordano un mantello appuntato sul petto, secondo il costume italico.

Da I, Rainini, "Il Santuario di Mefite nella valle d'Ansanto", p. 88 in "L'Irpinia antica" a cura di G. Pescatori Colucci, Avellino, 1996“
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Pur nel rispetto dei due autorevoli scritti sull’argomento, sopra riportati in stralci, e ringraziando calorosamente la Dottoressa Picariello per l’aiuto, è bene rammentare che si ritiene la sagoma degli xoana, mutuata essenzialmente alla forma iniziale dei tronchi usati, che veniva di norma rispettata. Di conseguenza vale anche per le braccia: più che atrofizzate, erano semplicemente non presenti per mancanza di spazio utilizzabile.

Va anche considerato che per Altri, le cosiddette sommarie incisioni a croce nella parte alta del corpo, potrebbero ricordare le pieghe di un abito femminile; e, nella parte bassa una labile incisione a forma di V potrebbe indicare la natura, sempre del corpo femminile.

D’altra parte, è bene continuare a ricordare il nostro ruolo di semplice “cronistorico“ che riporta ciò che legge e commenta, lasciando agli Studiosi le conclusioni.

Dunque, questo ricondurrebbe alla dea Mefite. Chi era costei e dove operava e viveva? 

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MEFITE (lat. mefitis o mephitis di origine osca). Dea italica dei vapori di zolfo emanati dal terreno, il cui culto era particolarmente diffuso tra gli Osci, che abitavano un terreno di natura vulcanica. L’odore proveniente dalle mofete: era aria malsana, fetida, irrespirabile. Ed è da queste parti, quello che per gli antichi era l’ingresso dell’Averno; più parti, visto che oltre al nostro sito, avellinese, era così considerato il lago Cannito di origine vulcanica dei Campi Flegrei, nei pressi dell’antica baia. Anch’esso estremamente maleodorante e tossico, infatti Averno deriva dal greco aornos, senza uccelli, che è tutto dire…

Comunque, altre località, in particolare in Epiro, ebbero nome Averno.

Per non perdere il filo del discorso, il lago di Ansanto deriva da Ampsancto e si trova a sud del Passo di Eclano, nei pressi di Frigento (Av) e ci riconduce alla dea Mefite e alla nostra chicca. 

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Ora un accenno alla antica e alla attuale AVELLINO. La odierna Avellino si può situare più o meno al confine antico tra la Campania e il Sannio, piuttosto lontana dalla città di Beneventum ed anche dai siti dell’antica Nola Hyria.

Fu antico centro degli Irpini (Abellinum), edificato nei pressi dell’odierna Atripalda, fu poi colonia romana con i nomi di Veneria, Abellinatium, Livia Augusta e Alexandriana. 

Distrutta nell’VIII sec. d.C., fu subito ricostruita nell’attuale luogo. 

Chi erano gli IRPINI. Popolazione sannitica che traeva il nome dal suo Totem, Hirpus, il lupo in lingua locale. Stanziati nella regione montuosa delle sorgenti dell’Aufido (Ofanto) e del Calore, tra Benevento, Lucera e Venosa; dopo le guerre sannitiche furono isolate dagli altri Sanniti, mediante la fondazione della colonia latina nel sito di Maleventum, in seguito, quasi sterminati da Silla. Le città principali, oltre a Benevento, erano Eclano e Avellino.
feb-18 Statuetta fittile.La stautetta  abbigliata alla maniera sannitica - Copia 
ECLANO (Aeclanum), antica città dell’Irpinia al XV miglio dell’Appia, dopo Beneventum venendo da Roma. Da qui partiva un raccordo per Herdoniae e per la Traiana. Ma questo è un altro periodo storico…

Abbiamo poche righe sopra parlato del Totem (da ototeman, appartenente al mio clan). Era l’entità naturale: animale, pianta, fenomeno, oggetto, considerata come antenato di un gruppo umano. Il totemismo costituisce un tipico esempio di relazione tra natura e cultura  così come si evidenzia nei clan totemici, basata su un rapporto di parentela magico-rituale fra il gruppo e uno o più totem, ritenuti gli antenati diretti: verso questi si osservano rigorose interdizioni e tabù e vengono loro tributati venerazione e culti particolari.

Pensiamo che, con i più diversi significati, modificati nei secoli e millenni in una parte della Campania, persista il termine che unisce idealmente sotto l’animale lupo che è esplicito e privo di equivoci. 

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E ci perdoni chi non la pensa come noi. Ciò vale anche per il disegno di apertura, assolutamente di fantasia. Nella speranza che comunque renda l’idea del centro religioso famoso nell’antichità, visitato da più popoli ed in ogni periodo storico.

Qualche cenno sulla struttura che custodisce il “nostro” xoanon: è collocato in uno dei due edifici che vanno sotto il nome di Museo Irpino; uno è in Piazza De Marco, nell’ex Carcere Borbonico e custodisce memorie risorgimentali e la Pinacoteca Provinciale; l’altro è il Palazzo della Cultura: progettato da Francesco Fariello, si tratta di un edificio neo-razionalista, inaugurato nel dicembre del 1966.

Fu costruito all'interno dell'antico orto botanico di Avellino di cui rimane il giardino del museo e la villa comunale posta di fronte allo stesso. Nel progetto originale era prevista una statua a sinistra dell'ingresso, tale statua è stata sostituita da una fontanella. In tale sede è ospitata la collezione archeologica che occupa tutto il pian terreno.
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Come potete capire, anche se non approfondito come meriterebbe, questo è un Complesso museale di Avellino di primaria importanza, con raccolte di valore da visitare alla prima occasione, per meglio comprendere la realtà irpina in un contesto di grande spessore per questo popolo. 

RINGRAZIAMENTI. La efficace Dottoressa Stefania Picariello, subito convinta della bontà della nostra idea e pronta a spedirci il materiale necessario; poi il Dottor Nicola De Angelis, sollecitato ad accogliere le nostre richieste con l’invio degli ultimi dettagli; ed ogni altro aiuto, anche quelli porti con discrezione e garbo. Grazie, fossero tutti sempre così.

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CREDITI. Le immagini dello xoanon, del materiale votivo e i testi pubblicati, sono una gentile concessione della Istituzione museale irpina; le altre foto  sono una scelta redazionale. Il disegno del titolo è di Sergio Murli. 

CONCLUSIONI. Anche questo mese l’abbiamo sfangata; siamo tra quei quattro milioni e mezzo che hanno subito la brutta influenza-bronchite-polmonite di questo inverno, inoltre per noi, complicata dall’età. È andata bene, almeno fino ad ora; ringraziamo Chi di dovere: anche per la Professoressa Patrizia Vallone che ha patito gli stessi malanni, ovviamente escluso il problema… anagrafico.

Proseguiamo senza guardare indietro, con l’obiettivo del domani, letteralmente giorno per giorno; in questo confortati dal calore e dalla stima di chi ci coadiuva e chi ci segue: in primis dai generosi Lettori. Al prossimo marzo.

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