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ARCHEOCHICCA (XLVIII) - IL CARRO DELLA CA' MORTA

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FEDELE ALLA PADRONA
AL DI LÀ DELLA MORTE

MUSEI CIVICI  DI COMO

di Sergio Murli
Buon anno a tutti.
C’è una cosa che ci permette di sognare; sognare sempre in ogni circostanza vicende forse soltanto idealizzate ma, fino a prove contrarie, davvero affascinanti; sulle quali costruiamo gli episodi che ci permettono di credere in una storia, forse favoleggiata, quasi desiderata, delle nostre chicche: chissà, rimanere un po’ fanciulli non è poi così male, ci fa tornare (rimanere?) a migliaia di anni fa, quando il mondo era sì più aspro, ma certamente più ingenuo, più buono.

Questa è la storia del “nostro” carretto, diremmo una storia parallela però con le solide basi che la Scienza e la Conoscenza ci obbligano cordialmente e volentieri a rispettare. Preparatevi, cari Lettori, ad una vicenda che non chiameremo “romanzata”, semplicemente ipotetica ma con tutti i valori possibili che ci portano a raccontare, senza forzature la vita di questo carro e della sua padrona; già, questo mezzo di trasporto ha tutte le caratteristiche di un veicolo per signora…

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Qual è dunque questa storia? Si ipotizza, appunto, che una gran signora, sia stata chiesta, magari da un capo locale – parliamo dell’Alta Italia – per rinsaldare con un matrimonio un vincolo di alleanza e collaborazione con le genti del Nord, più o meno l’attuale Austria. 

Ci piace pensare che questa dama fosse anche una gran bella donna, con quel fascino nordico, retaggio dei Popoli delle Steppe; e che di buon grado abbia valicato le montagne con il suo carro e magari una scorta, verso l’amore: in fondo a quei tempi c’era ancora l’entusiasmo per l’avventura, per le terre nuove e per l’uomo straniero, da rispettare e amare.

Ed ecco, puntuale, un disegno per indicare le zone di partenza ed arrivo del nostro piccolo corteo e una cartina che idealmente Vi illustra com’era l’Europa centrale. Per ora non sappiamo altro, ma la Scienza fa passi importanti e forse, in seguito, conosceremo qualcosa in più della sua vita e dei suoi costumi, basandoci anche dagli studi e dalle conclusioni, tra l’altro, della Dottoressa Uboldi, Conservatore della Sezione di Preistoria e Protostoria del Museo Archeologico di Como; della quale riportiamo alcuni stralci estrapolati dai Suoi scritti per illustrare la mostra di Como, chiusa da poche settimane; Studiosa che volentieri ringraziamo fin da ora: “…il carro della Ca’ Morta è uno dei pezzi forti dei Museo Archeologico, ma forse non tutti ne conoscono la storia e soprattutto il significato e ne ignorano l’importanza e l’unicità sul territorio italiano.

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La “tomba del carro” è stata scoperta in modo casuale nel 1928 in località Crotto di Lazzago, in una cava di sabbia, i pezzi di ferro e le lamine di bronzo furono in parte asportati dagli operai che li tennero come ricordo senza comprenderne il valore storico. Dalle informazioni tramandate dagli studiosi dell’epoca e da alcuni articoli comparsi sulla stampa locale, si sa che durante i lavori nella cava di Giuseppe Butti abbondanti resti metallici sarebbero caduti sul fondo della cava dall’alto del fronte di taglio. I cavatori raccolsero gli oggetti e li conservarono per parecchi mesi prima che la Soprintendenza alle Antichità li recuperasse per poi depositarli ufficialmente, il 21 dicembre 1929, al Museo Civico di Como.

Il carro a quattro ruote che era stato deposto, smontato, in una ricca tomba con corredo femminile presenta straordinari parallelismi con il carro della sepoltura della cosiddetta “Dama di Vix”, in Borgogna. Secondo il prof. Bruno Chaume, Ricercatore al CNRS di Digione, i punti in comune tra i due veicoli indicano senza dubbio un’origine hallstattiana anche per il carro della Ca’ Morta. Appare suggestiva l’ipotesi che questo oggetto possa avere accompagnato una donna di origine centroeuropea nel suo viaggio a sud delle Alpi, forse come sposa di un capo locale, e poi l’abbia seguita dopo la morte secondo un rituale funerario misto: hallstattiano per la sepoltura con carro e golasecchiano per la cremazione…”
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Estrapoliamo ancora ed aggiungiamo sempre a firma della indispensabile e preziosa Dottoressa Marina Uboldi, alcune pagine della Guida “Dalla Preistoria all’Età del Ferro”, Como, 1999. Museo Paolo Giovo: 
“…Le prime scoperte di oggetti attribuibili alla cultura di Golasecca avvennero intorno alla metà dell’ ‘800… si trovavano spesso delle tombe a cremazione soprattutto nei campi intorno a una cascina, denominata per questo Ca’ Morta e che diede poi il nome a tutta la grande necropoli a sud di Como.

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Nel 1842 venne alla luce una situla di bronzo decorata a sbalzo e il celebre corredo da toilette in argento con laminette d’oro… Altre tombe furono scoperte nel 1885 … A partire dal 1916 e fino al 1936 le scoperte si intensificarono nelle numerose cave di sabbia e di ghiaia aperte nella zona. L’interessamento  di archeologi come Antonio Magni, mons. Giovanni Baserga, Antonio Giussani permise il recupero di molti materiali che entrarono a far parte nelle collezioni del Museo. 

A partire dal 1955 e fino alla fine degli anni ’70 la Società Archeologica Comense, in accordo con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia e sotto la direzione del prof. Ferrante Rittatore Vonwiller,ha esercitato un’attività di controllo dei lavori nelle cave ed alcune porzioni dell’area sono state oggetto di scavi sistematici. La zona, sottoposta a un forte espansione edilizia, è oggi quasi completamente edificata.

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(Ricordiamo con nostalgia il prof Ferrante Rittatore Vonwiller – sono passati circa 45 anni – per aver collaborato con Lui in uno scavo e recupero di abbondante materiale fittile, in una profonda e vasta caverna, formatasi per un salto di lava, nel Lazio, nei pressi della cima di Monte Venere, chiaramente di origine vulcanica, che fa da cornice al lago di Vico, materiale che Egli riteneva pari per importanza a quello del Sasso. Ci piace ricordare con orgoglio e soddisfazione che la scoperta è stata nostra quando eravamo a capo del settore Cimino del GAR. Scoperta che suscitò immediatamente l’interesse del Professore che si attivò per organizzare uno scavo con alcuni dei Suoi collaboratori e la nostra presenza coadiuvata da un gruppo della nostra squadra di ricerca e prospezione, più elementi inviati dalla Soprintendenza di Villa Giulia per l’opera esclusivamente di scavo manuale).

“A Como fin dal IX e soprattutto nell’VIII secolo le tombe si arricchiscono in numero e qualità degli oggetti deposti nel corredo funerario: fibule ad arco ingrossato e ad arco costolato, pendagli, perline di osso e di vetro, spilloni, lance, spade e coltelli di bronzo, vasi di bronzo e, a partire dall’VIII secolo, anche oggetti di prestigio importati da diverse aree della penisola italiana. 

(Una precisazione: gli oggetti effigiati in questo articolo sono tutti della sepoltura del carro, esclusa l’immagine, ovviamente, della “Dama di Vix”) Una prova dei rapporti instaurati con l’Etruria fin da questo periodo è stata fornita dal ritrovamento negli scavi di via Isonzo a Prestino di un frammento di lamina bronzea, appartenente a un cinturone a losanga di tipo villanoviano, caratteristico del costume femminile. … Esso appartiene a un gruppo noto a Bologna, Veio, Tarquinia, Vulci, Populonia.”
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Ed ora riprendiamo con il lavoro sul carro celtico:
“Dal 2013 al 2016, Bruno Chaume e Klaus Rothe, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica della Lombardia e del Museo Civico di Como, si sono dedicati a questo manufatto, che dopo gli studi condotti da Ettore Ghislanzoni e Luigi Perrone nel 1929-30 per l’esposizione al Museo di Como non era più stato studiato approfonditamente: descrivendo, fotografando e disegnando ogni pezzo, hanno realizzato una nuova ricostruzione grafica e poi un modello 3D del carro, poi presentati nella Mostra chiusasi a Como nel novembre scorso.

Il carro della Ca’ Morta risulta come uno degli esemplari più complessi a noi noti, inoltre il gran numero di elementi in bronzo conservatisi offre la possibilità di restituire, con buona precisione, la forma delle parti lignee che non si sono mantenute. La balaustra che decorava la cassa del carro era costituita da 44 colonnine in bronzo realizzate per fusione a cera persa, che è stato possibile posizionare esattamente nella ricostruzione grazie ai fori presenti nelle lamine di bronzo che ricoprivano i listelli orizzontali.

Tra le novità emerse, la ricostruzione del timone per il traino, che avveniva tramite una coppia di cavalli, lungo 2,63 metri e rivestito da una lamina di bronzo decorata a sbalzo. Un avantreno mobile permetteva lo sterzo delle ruote anteriori. Un elemento in lamina bronzea, con un lato ondulato, che non ha mai trovato finora una spiegazione, potrebbe essere interpretato come il poggiatesta per la defunta durante il suo ultimo viaggio verso il rogo.

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Sulla base dell’insieme degli oggetti presenti nel corredo, la datazione della tomba del carro della Ca’ Morta risale al periodo Golasecca III A 1 (480-450 a.C.), di pochissimo posteriore a quella della tomba della Dama di Vix.”

Sarà bene delineare un po’ gli scenari, all’epoca, di mezza Europa; quelli che hanno fatto da cornice all’avventura, presumibile, della nostra Signora che da quella che è l’attuale Austria è scesa fino a giungere con il suo carro all’odierno Nord Italia. Vediamo perché  e descriviamo i luoghi e cosa hanno rappresentato come focolai di civiltà. 

Come al solito, ricordiamo che le scoperte e le ricerche sono degli Studiosi che le hanno effettuate e intraprese e che noi siamo semplici “cronistorici” senza meriti, oltre al desiderio della divulgazione, al fine di incuriosire e coinvolgere i Lettori e portarli, quando possibile, a fare una visitina; nel nostro caso al Museo comasco ed approfondire la storia italica prima dei Romani; come volevano del resto le ottime Marina Uboldi, Lucia Mordeglia et alii, Curatrici della mostra, chiusasi recentemente.

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Partiamo da GOLASECCA. Intanto, è un Centro della Lombardia in provincia di Varese, sulla sinistra del fiume Ticino, in leggera altitudine, poco meno di 300 metri.
Da qui prende nome il complesso culturale dell’età del ferro della Val Padana centrale, fiorito dell’VIII secolo a.C. fino alla romanizzazione. Chiaramente visibile e palese dai copiosi reperti rinvenuti nella grande necropoli, detta appunto di Golasecca, costituita da migliaia di tombe, in massima parte per incinerazione, distribuite in vaste zone ai lati del fiume Ticino, poco a sud della sua uscita dal lago Maggiore.

Dopo una fase più arcaica, conosciuta come Protogolasecca, vengono distinte varie fasi successive che si differenziano per la tipologia sia ceramica che per le sue decorazioni.
Nella Golasecca I, sono tipiche le urne cinerarie a globo, ornate a dente di lupo (incisioni triangolari), invece la Golasecca II è caratterizzata da vasi solitamente a forma di situla e decorati a stralucido; presenti anche quelli di chiara influenza villanoviana dagli ornamenti a stampigliatura.

Traspare l’alto gusto estetico, anche dai resti della kylix attica nel corredo della “nostra” tomba. La Golasecca III infine, si può considerare ormai un periodo storico ed è prevalentemente, ma non esclusivamente, di rito inumatorio.
Intanto prima delle ipotesi, spesso fantasiose, come il presunto ma possibile viaggio della Signora, soffermiamoci alle combinazioni che uniscono i resti della sepoltura femminile di Ca’ Morta, con la tomba della Dama di Vix; cos’è questo luogo?

VIX è un Centro della Francia nordorientale, presso Châtillon-sur-Seine, Borgogna. Abitato dall’età del ferro; presente poi una città fortificata gallica; è nota per gli innumerevoli reperti provenienti da migliaia di tombe e particolarmente per una, principesca, di straordinaria ricchezza databile alla fine del VI sec. a. C. 

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Il sepolcro, contenente lo scheletro di una giovane donna ornata di splendidi gioielli, tra i più raffinati dell’arte antica, annovera tra l’altro un colossale cratere di bronzo dell’altezza di m 1,64, con pregevoli rilievi cesellati raffiguranti una sfilata di carri e un coperchio sormontato da una statuetta femminile. Presente un carro, simile a quello della Ca’ Morta. I due mezzi hanno molti elementi simili che indicano una comune origine, probabilmente halstattiana.

Vi mostriamo l’immagine fotografica dei reperti francesi e la ricostruzione ideale nel museo di Châtillon-sur Seine, con la sistemazione della defunta nel carro come bara; da notare l’ impressionante somiglianza dei due veicoli che, come dicevamo, hanno quasi certamente (siamo pur sempre nel campo delle ipotesi) lo stesso luogo di provenienza. 

A proposito della somiglianza, è sì notevole, ma soltanto come forma e tipo di ruote, e congegni che rendevano efficaci entrambi. 
Per il resto, la misura di quello di Vix dà l’idea che questo fosse esclusivamente una bara, ben diverso dai tipi da parata e come quello della Ca’ Morta veicolo da trasporto e da viaggio. Questo ci fa venire in mente un’altra cosa: chissà com’era colmo di doni per il promesso sposo e magari per i suoi futuri congiunti.

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Dunque, tutto nascerebbe dalla cultura di HALLSTATT. Centro dell’Alta Austria, del Salzkammergutt, sulle rive di un laghetto omonimo. Conosciuti fin dalla preistoria importanti giacimenti di sale, sfruttati intensamente per il suo valore. 

La località, in cui nel 1846 è stata scoperta una necropoli con un migliaio di sepolture preistoriche, ha dato il nome alla prima età del ferro dell’Europa centrale, di cui vengono distinte due fasi: Hallstatt I, dal 1000 circa al 700 a.C., caratterizza dalle spade di bronzo e da spadoni di ferro; Hallstatt II, dal 700 al 500 a.C., in cui compare il pugnale e una moltitudine di oggetti d’ornamento a dimostrazione di un accresciuto gusto artistico e estetico.

Si hanno attivi scambi commerciali con i paesi mediterranei e l’importazione di prodotti vari, fra cui ciste e situle di bronzo, coppe e altri recipienti. Le sepolture risalgono soprattutto ai secoli VII e VI a.C.. I riti funebri dell’inumazione e dell’incinerazione erano praticati contemporaneamente.
Il corredo funebre comprende armature con grandi spade, rasoi e altri oggetti per gli uomini. Invece per le donne monili e gioielli, ovviamente, prettamente femminili.

Comunque per i due sessi vasi fittili ornati con motivi geometrici e nelle sepolture d’alto rango, carri da guerra per gli uomini e carri da parata per le dame, (Vienna, Naturhistorisches Museum).

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Come vedete, il cerchio si stringe fino al nostro carro. Le immagini di questo mezzo di trasporto con la miriade di ingranaggi e soluzioni, Vi documenteranno dell’alto grado tecnologico raggiunto in quell’epoca; a dimostrazione che gli “antichi”, oltre che geniali, hanno seminato per le future genti; semi che danno frutti tutt’ora, tanto da portare l’Uomo fin nei cieli, poi sempre più lontano, chissà. 

Non dimentichiamo che il cammino era, faticosamente, iniziato quando non si sapeva nulla; ma, la mente umana produce quasi inconsapevolmente… 
Il carro della Ca’ Morta è uno stupendo oggetto da ammirare, in ogni stagione – il Museo è sempre aperto – se potete, fategli una visita: rimarrete a bocca aperta; e il prodigio non finisce lì; è una struttura museale da vedere fino in fondo.
Per capire appieno cosa significa “a Como, prima di Como”. Buon viaggio. 

DOVE SI TROVA. I Musei Civici di Como si trovano in Piazza Medaglie d'Oro,1 , telefono: 031.252.550, fax 031 268053 , sito web http://museicivici.comune.como.it/index.php?page=archeologico  

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RINGRAZIAMENTI. Come le altre volte, un grazie alla stoica Professoressa Patrizia Vallone, autentico “bastone della vecchiaia”. Un affettuoso ringraziamento alla Dottoressa Marina Uboldi, che ci ha aperto la porta della Sua conoscenza, permettendoci con le copiose notizie di costruire il nostro piccolo edificio; accomuniamo la Dottoressa Rachele Viscido, bibliotecaria del museo comasco, che ci ha indicato alcuni scritti della Uboldi, estremamente utili e preziosi.

CREDITI. Alcune immagini sono state suggerite dalla Struttura museale comasca; onde evitare nel pieno delle feste natalizie e di fine anno di creare disturbo nei vari Uffici fotografici museali, e della Soprintendenza, abbiamo scaricato dalla rete immagini libere.I testi sono stati estrapolati dagli scritti della Dottoressa Uboldi et alii, che di nuovo, ufficialmente, ringraziamo. I disegni del titolo e della cartina sono di Sergio Murli.

CONCLUSIONI. Anche questa è fatta, con la speranza che sia gradita alle Persone direttamente interessate:ogni eventuale suggerimento,o critica sul testo, sarà accettato e corretto. Grazie fin da ora. 

E cominciamo a pensare alla chicca di febbraio; in marcia!

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