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ARCHEOCHICCA (XXXIX) - IL C.D. SITO DEL TROIANO

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PER IL VINO DELL’EROE
LA GRATTUGIA… ENEA

MUSEO ARCHEOLOGICO 
DI LAVINIUM, POMEZIA (RM)


di Sergio Murli

Tutto è iniziato con la guerra a Troia e con le implicazioni socio-politiche che ben spiegano l’atto: è chiaro che, vista la risonanza storica ampliatasi nei secoli, i Greci antichi dovevano ben giustificare il discutibile assalto alla città medio-asiatica, con l’ingenuo e poco credibile, anche allora, delitto d’onore dell’affronto al re Agamennone, marito tradito, da parte di un principe troiano.

Le vere ragioni erano notoriamente ben altre e non le gesta di eroi contrapposti, riprese da aedi, spesso compiacenti: Troia con la sua posizione strategica, quasi inespugnabile, di fatto impediva ogni penetrazione verso l’Asia minore e oltre da parte di genti che spingevano per poter occupare nuove terre, visto ormai saturo il territorio fino allora disponibile, anche dal punto di vista commerciale, con la ricerca di nuovi mercati dove riversare i prodotti, frutto della sapienza innegabile di questi greci.

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È ormai appurato che le vicende della quali parliamo si riferiscono ad un periodo che, probabilmente e presumibilmente, sono avvenute tra il XIII e il XII sec. a. C. intorno al nono, decimo anno di assedio e culminante con la conquista e distruzione di Troia. 

Le date possibili a detta  degli storici antichi sono del 1335 a.C. secondo Duride di Samo; nel 1184, per Eratostene, o nel 1135, secondo Eforo, ma, a parere degli archeologi moderni, la Città di Priamo (Troia VIIA) fu distrutta e incendiata intorno al 1260 a.C. 
 
Certo, ai tempi di Augusto e del suo storico, Dionigi di Alicarnasso, non esisteva la datazione con il carbonio 14 e dunque è plausibile per l’epoca far risalire ai tempi dell’Heroon, individuato dallo stesso Dionigi, l’intera vicenda troiana, che fatalmente porterà alla fondazione “divina” di Roma, che poteva dunque essere… affibbiata ad Enea che, in verità, se realmente esistito, sarebbe vissuto, come abbiamo visto, almeno 500 anni prima!

E, guarda caso, le ricerche moderne hanno recuperato nel sepolcro e nei dintorni vasellame attico, ionico, laconico del VII, VI e secoli successivi che, per i molti studiosi testimonia i contatti culturali di Lavinium con il mondo greco; per altri, discutibili sognatori, potrebbe essere la prova – piuttosto debole – visto il luogo del ritrovamento delle suppellettili, che viaggiatori provenienti, come molti altri, dalle coste greche e diretti verso la nostra Penisola, siano passati per questo litorale, ritenuto, erroneamente, privo di insediamenti evoluti, come hanno potuto riscontrare altri prima di loro e dopo di loro… (vedano, gentili Lettori, l’articolo del mese scorso su Locri Epizefiri, http://www.cittamese.it/cultura/1062-archeochicca-xxxiii-bacio-di-centocamere ), poi proseguendo oltre.

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A riprova del concetto, può far riflettere il tentativo di occupare verso nord, raggiungendo, probabilmente per mare la costa laziale (è plausibile che verso la foce e nei pressi del Tevere abbiano riscontrato fiere resistenze da parte dei residenti); costa laziale, dicevamo a nord, altrettanto potente ed evoluta, che ha portato alla battaglia finale che, secondo Dionigi d’Alicarnasso si sarebbe svolta comunque dalle parti di Lavinium, con l’avversario indicato con il nome di Mezenzio.

Battaglia a quanto pare fatale per il nostro eroe, che come tutti i personaggi circondati dall’aureola del mito, spariscono in modo romantico nel nulla; un altro esempio è Romolo a Roma; sempre secondo Dionigi il nostro eroe, sarebbe sparito nel fiume Numicus… Tutto ciò non deve fuorviare dal concetto della concretezza: è laborioso staccare la fantasia dalle certezze storiche, che documentano la fama di Lavinio come centro religioso famoso nell’antichità e, visitato in più periodi e da più genti, che devotamente hanno lasciato doni. 

Ovviamente per… merito dell’imperatore Augusto e di Dionigi, non è stato difficile trasformare tutta la zona di Lavinio nell’epica colonizzazione di Enea (assolutamente opinabile come personaggio reale, in modo particolare alla luce degli studi recenti) e, a proposito di suppellettili, ecco la Chicca di questo mese: è stata individuata tra gli altri amorevoli e preziosi oggetti una piccola grattugia di bronzo  – e questo ci ha permesso la piccola debolezza del titolo – enea, questa sì è di enea, cioè di bronzo.

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Perché è per noi così significativa? Tutto parte dalle misure dell’oggetto piuttosto limitate (lunghezza 8 cm e larghezza 5,4 cm). Era dunque, come già raccontano gli antichi scrittori, una grattugia per il cacio caprino, usato per condire ed aromatizzare il vino, che allora era piuttosto lontano dai nostri gusti e non finiva qui: sarà bene fare una bella chiacchierata su questa bevanda, vero miracolo di risultati, dalla pianta ai suoi frutti fino alla manipolazione che ha portato a questa metamorfosi meravigliosa.

A proposito, sapevate che c’è un vino che tuttora viene estratto in Puglia da vitigni che danno uva rossa, in grossi grappoli con acini rotondi a buccia nerastra, lucida a polpa dolce e saporita per vini molto alcolici e colorati? Già, ancora non vi abbiamo detto che il suo nome è Uva di Troia. Però c’è una città con questo nome di origine apula che anticamente si chiamava Ece: se c’è qualche aggancio lasciamo agli Studiosi il problema e magari l’hanno già risolto e siamo noi gli ignoranti. 

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Torniamo ai vini degli antichi e ai loro formaggi. Sembra che i Greci usassero in abbondanza il cacio di capra. La ragione è probabilmente la presenza massiccia di questo quadrupede addomesticato, proveniente dall’oriente e, senza scomodare il Mito e Amaltea, è evidente il valore del prezioso latte e del prodigioso formaggio che attraverso più tentativi pensiamo, fu usato perché reso durevole e trasformabile, molle e pastoso, anche granuloso.
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Ora bisognava dargli importanza… divina; perciò, ecco il dono degli dei e il tramite del semidio verso gli uomini: Aristeo che insegnò a fare il cacio e altre utili cose, che per il vero sono state delle grandissime scoperte umane che hanno portato la civiltà ai livelli che conosciamo; ma prima c’erano le divinità…
Gli antichi usavano anche latte di pecora, ma i formaggi caprini erano ineguagliabili.

Ecco nascere vari tipi di cacio, da morbidi, fino a quelli stagionati, facilmente trasportabili, perciò adatti a lunghi percorsi, spedizioni, viaggi, guerre; naturalmente uno dei meriti fondamentali è la scoperta del caglio, sia vegetale che animale e dunque, questi caci caprini erano usati per i loro profumi unici, come correttori di sapore dei vini dell’epoca, piuttosto arcigni.

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E come si faceva? Semplicemente grattugiandone la pasta nei capienti contenitori per bere o conservandone l’aroma prodotto nei vari recipienti usati allora, anche se per un buon sorso, al momento ogni cosa andasse bene: ne presenteremo qualcuno nelle nostre illustrazioni; per fortuna  possiamo spaziare nella tipologia vascolare dell’antichità classica, che è davvero ampia.

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Erano allora conosciuti e serviti per ogni occasione, parliamo dei vini greci, dalla Beozia, dal Chersoneso, Creta e Lesbo in particolare, sia per cerimonie sacre che per banchetti, feste e simposi. Poi quando si trattò di vere spedizioni di colonizzazione, qualcuno addirittura trasportò intere viti con tanto di radici e zolle di terra. La penisola italica, non per niente chiamata Enotria, donò generosamente questo nettare dalle località meridionali, via via, fino ai prodotti completamente autoctoni: ma questo è un altro discorso che esula dalla grattugia enea di… Enea.

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Il capitolo Lavinio si riapre qualche anno fa, una sessantina che è poco di fronte ai passi giganteschi della Storia.

Un sondaggio archeologico – la terra di… Enea era un forte richiamo – portò in luce un tumulo davvero notevole, colmo di ogni oggetto che poteva ricondurre, circa al VII sec. a. C., all’epoca che secondo Augusto era quella ideale per giustificare la discendenza divina di Roma (detto fra noi l’Imperatore non sapeva di farle… torto di antichità, ringiovanendone la nascita: studi e scavi successivi hanno dimostrato che la valle del Tevere intorno ai sette colli era sicuramente abitata, abbondantemente avanti l’anno mille prima di Cristo). 

Perciò fiato alla notizia con maggior forza: ora si poteva tentare di indicare che il mito arrivava qui, allo sbarco del Troiano e dei suoi. 

La storia e lo studio del sito, assolutamente da conoscere, porta fino a quello che potrebbe essere il completamento di un disegno e la realizzazione di un sogno: dal 7 gennaio di questo 2017 si può visitare, attraverso un percorso, l’Area archeologica di Lavinium.
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Per fortuna un accordo tra Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, permette la visita di alcune delle cose meravigliose presenti e messe in luce. Compreso il monumento, unico nel panorama conosciuto, per la sua bellezza e la sua “lettura”, le cosiddette Tredici Are, luogo più volte curato e ampliato in antico, e l’Heroon di Enea, pervasi da una sensazione inattesa e benefica per le nostre conoscenze. Percorso che porterà all’edificio museale altrettanto ricco di capolavori. 

Aperto nel 2005, ci sono in questo Museo incredibili suggestioni ed evocazioni: sappiamo di andare contro ogni logica scientifica ma, credete, si sente nell’aria la presenza di Enea e delle Sue genti; eroe tra gli eroi. Una sensazione intensa che inutilmente si tenta di riportare alla ragione. Sarà sempre così: Enea c’è, si respira in queste sale e ci rimarrà per sempre, almeno fino a quando albergherà un po’ di sentimento dal cuore in tutti noi, semplici viaggiatori nel Tempo.

mar-17 minerva-bis  ras abete01 05 - CopiaVedrete grandi e piccole cose, una Raccolta degna di più visite e tutto vicino al nostro mare. Dunque, cosa vedremo che qui troviamo utile ricordare – tra l’altro è il paradiso delle scolaresche che possono spaziare entusiaste in questo luogo solare – intanto, reperti databili fin dall’X sec. a. C., coppe e offerte che ricordano più epoche; eccezionale la statua di Minerva, risalente al quinto secolo dal santuario laviniate, stupenda con l’elmo attico, con veste fino ai piedi e con sandali e poi la corazza ornata di serpenti che fanno da corona alla Gorgone, e la spada nella destra; ed ancora statue ma è tutto da vedere!

Accompagnati dalle accurate spiegazioni di questo ed altro della magnifica Direttrice, Dottoressa Galante e Collaboratori. Sospendiamo qui le descrizioni e i commenti: ci sono Sale che raccontano in modo esemplare tutto l’umanamente possibile anche con video, modellini e mappe – troverete una nave che poteva essere riconducibile all’età del bronzo di Enea e un modello di nave micenea e i percorsi per mare che avrebbero portato fatalmente Enea sulle nostre coste. – E si esce soddisfatti; ma non sazi. È chiaro che non basta una visita e poi c’è l’area archeologica; e poi c’è il mare e magnifici posti per saziare anche desideri culinari.
 
Ed ora è giusto e doveroso rendere una dichiarazione: noi, fin dalle medie, forse dal periodo delle elementari, eravamo nella schiera dei filo-troiani: i nostri eroi erano i difensori; fin da allora, in modo infantile, ritenevamo iniquo il comportamento dei Greci che poi, come vincitori hanno scritto la storia: a la Storia è spesso spietata. E non abbiamo cambiato idea. Amiamo senza riserve Enea, la sua Lavinio, il suo mito; e non chiedeteci di tornare sulla terra: il nostro ruolo di “cronistorico romantico” ci permette di prendere posizione senza pena e senza rimorso…

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Come sempre, diciamo che è bene ricordare il nostro compito che è di osservatori di capolavori e di scrivani di ineffabili sensazioni; sperando che qualcuna delle nostre umili fatiche resti in Voi, pazienti Lettori. 

Approfittando di qualcuna delle preziose note della Direttrice, Dottoressa Galante, ricordiamo “ll Museo Archeologico 'Lavinium' di Pomezia è stato istituito nel 2005. Finalmente alcuni dei più prestigiosi reperti per anni ospitati in altri Musei o addirittura conservati nei magazzini, sono stati esposti al pubblico grazie all'interesse manifestato dalla Città di Pomezia di far conoscere e valorizzare il proprio patrimonio storico, archeologico e ambientale. 
 
I reperti presentati e gli apparati illustrativi multimediali tendono a sottolineare soprattutto l'aura di religiosità che circondava l'antico centro laziale, sono, infatti, i grandi santuari di Minerva e dei XIII altari, quest'ultimo connesso all' Heroon di Enea, i principali temi sviluppati nel Museo seguendo un'operazione di mediazione culturale che si potrebbe definire 'la musealizzazione di un mito'. 
 
L'apertura del Museo Comunale ha costituito l’avvio per un programma integrato di iniziative in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Lazio ed Etruria Meridionale e con l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza.”

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Il Museo che si trova nel luogo dell'antica città, vicino al suggestivo Borgo di Pratica di Mare, erede di Lavinium nel Medio Evo, offre la possibilità di partecipare a visite guidate, anche tematiche, organizza mostre e conferenze; sviluppa progetti per laboratori didattici concordati con il personale docente. Attraverso il Museo è possibile avere informazioni per accedere alle principali aree archeologiche cittadine e dei dintorni. “

Ringraziamenti. Al di sopra di ogni altra cosa un saluto riconoscente alla Dottoressa Gloria Galante, responsabile magnifica della Struttura che ci ha supportato e sopportato in ogni nostra richiesta; nel desiderio di incuriosire i pochi che ancora ritenessero questi antichi luoghi di trascurabile interesse scientifico, culturale e religioso e di spingerli a una visita. La nostra speranza è di essere stati all’altezza, timidamente e umilmente. 

Alcune delle illustrazioni del Museo sono una gentile concessione dello stesso, la foto della grattugia è a firma di Sergio Galeotti; una parte sono scelte redazionali. Il disegno del titolo è di Sergio Murli.

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Il Museo Civico Archeologico Lavinium si trova in  Via Pratica di Mare snc, loc. Borgo di Pratica, 00040 - Pomezia - Roma. Telefono/Fax: 06/91984744. Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  
Conclusioni. Anche questa sembrerebbe fatta; aspettiamo eventuali reazioni, commenti e… ingiurie: fidando nella comprensione verso un tentativo di rendere Enea – ammesso e concesso che ufficialmente non esiste – un poco più di un’ombra… Enea, o chi per Lui, in questo paradiso: magnifica scelta per l’approdo, signor X.

A presto.

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