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Il fumo uccide a buon mercato Stampa
Domenica 21 Giugno 2009 20:53
Se soffriamo, agonizziamo, vegetiamo, non possiamo decidere di morire. Possiamo fare un testamento biologico, nel quale lasciare le nostre volontà  nel caso si verifichi un evento cosi tragico? Possiamo, certo che possiamo, ma non avrà alcun valore, l’ultima parola non spetterà a noi.
Dovremo continuare a vegetare, ad allungare l’agonia dei nostri cari, ad alimentare loro inutili speranze, a costringerli ad una “non vita”, senza dargli la possibilità di metabolizzare un dolore che non conoscerà fine. In pratica, secondo lo Stato, in questo caso non esiste il libero arbitrio. Come mai allora, questo Stato, allo stesso modo non salvaguarda la vita altrui continuando a venderci le sigarette?
“IL FUMO UCCIDE”, questo è scritto sui pacchetti. Perché allora continuano a venderle? Perché in questo caso, i nostri governanti permettono di ucciderci lentamente? Se siamo così coscienti di fare uso di un qualcosa che nel tempo potrebbe ucciderci, allora siamo altrettanto in grado di decidere cosa è meglio o peggio per noi e per chi ci assiste, nel caso ci trovassimo nel tunnel della morte, una morte cerebrale, una morte che solo strumenti artificiali impediscono di certificare.
Altri quindi, accampano il diritto di decidere per noi, perché dicono, la vita va salvaguardata.
Ma che vita è, sdraiati su di un letto, senza memoria, senza ricordi, immersi in un buio senza fine, realmente già morti, o prigionieri di atroci sofferenze? Per loro è vita, la stessa vita, ripetiamo, che piano piano ci tolgono continuando a venderci le sigarette.
Allora ci chiediamo di nuovo: “Perché continuano a vendercele?”. Forse perché il fumo rende bene, se poi muore un bel po’ di gente, chi se ne frega? Col filtro o senza...
Fabrizio Falciani
 
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